Ufficiale: il Museo d’Arte Contemporanea di Daniel Libeskind a Milano non si farà mai più. Resta solo nei rendering lo ziqqurat di CityLife: i soldi stanziati ci sono, ma verranno spalmati su altri progetti

Ce lo aveva già anticipato, durante la scorsa edizione di Miart, il neoassessore alla cultura della città di Milano Filippo del Corno: “il museo d’arte contemporanea nell’area di CityLife è congelato, le mostre d’arte contemporanea le dovremo concepire altrove“. E fin qui, che la volontà politica fosse di non dar seguito al progetto di Libeskind […]

Il MAC di Libeskind non si farà più

Ce lo aveva già anticipato, durante la scorsa edizione di Miart, il neoassessore alla cultura della città di Milano Filippo del Corno: “il museo d’arte contemporanea nell’area di CityLife è congelato, le mostre d’arte contemporanea le dovremo concepire altrove“. E fin qui, che la volontà politica fosse di non dar seguito al progetto di Libeskind ai piedi delle tre torri, la cosa era nota. Ora, tuttavia, a suggello di tutto è arrivata l’ufficialità definitiva.
La giunta di Palazzo Marino ha ratificato un nuovo accordo di convenzione tra la città e la società CityLife che ridefinisce le date per le consegne dei grattacieli (si va al 2023!) e redistribuisce i fondi degli oneri. “Il Comune, a partire da una migliore distribuzione delle risorse e degli interventi nella città, ha deciso di non realizzare il  Museo d’Arte Contemporanea e distribuire ad altri interventi pubblici i 45 milioni che vi erano destinati“, recita la nota ufficiale. E più chiaro di così… Milano può anche dimenticarsi di avere un suo “museo globale” (o con aspirazioni globali) come tutte le grandi metropoli hanno: il MAC di Libeskind non si farà più. I soldi che vi erano destinati (di provenienza privata, direttamente dai costruttori in cambio dei tanti cambi di destinazioni d’uso di una zona che era fieristica e che sta diventando residenziale) saranno direzionati verso il Palazzo delle Scintille (eventi, moda, bambini) e verso la riqualificazione del Vigorelli, lo storico velodromo cittadino che si trasformerà in spazio per sport, eventi e in centro commerciale.

Il progetto per il Vigorelli
Il progetto per il Vigorelli

La questione ora passa sugli altri spazi della città: ce la farà Milano ad affermare le sue ambizioni internazionali attraverso gli spazi di cui già dispone? Dall’Hangar Bicocca a Palazzo Reale, dal Pac al Museo delle Culture di David Chipperfield per arrivare alla nuova edificanda Fondazione Prada gli spazi non sembrano mancare, occorre integrarli, dare a ciascuno un ruolo, trasformali da contenitori di eventi pensati altrove, come sovente appaiono, a dispositivi culturali a tutto tondo. E lo si può fare anche senza costruire un museo nuovo. Sarebbe stato intelligente, da parte dell’amministrazione, che una parte dei famosi 45 milioni fossero destinati a questa istanza.

  • pino Barillà

    L’ idea è buona … Dell’Hangar Bicocca il suo spazio andava bene negli anni 60 è in ritardo di qualche anno .

  • Pingback: MAC Milano | 2013 annata IV online()

  • Una cosa bella attendevo, e l’hanno cancellata!
    Non ci smentiamo mai…
    Te possino!

  • meglio… Milano ha già sufficienti musei, si tratta di renderli efficienti e alla pari di quelli esteri non ne serve un’altro, così come non serve continuare a aprire nuove fiere, basterebbero quelle che ci sono organizzate meglio!

  • Ecco tagliato il nodo gordiano di uno spazio che, come abbiamo detto più volte, avrebbe costretto il Comune di Milano:

    – o a raddoppiare il budget alla cultura
    – o a chiudere TUTTI gli altri musei cittadini.

    Soluzione: non si fa e i soldi incassati dai cambi di destinazioni d’uso (il vero petrolio dei Comuni italiani, non passa giorno che non emerga un qualche nuovo disastro) si spendono in ‘eventi’, moda, bambini, sport, centri commerciali.
    Ecco a cosa serve l’arte contemporanea e la cultura in Italia: ad attrarre fondi che poi vengono, all’ultimo momento, dirottati altrove (vedi i costi del MAXXI, raddoppiati perchè si sono destinati i fondi già stanziati su altro, lasciando un cantiere aperto – NB: i cui costi bisogna continuare a pagare – e ritardando la fine dei lavori di mesi e mesi).

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