Sulla rete impazza la protesta, con petizioni on-line su change.org: New York non si rassegna a perdere l’edificio del Folk Art Museum. Il MoMA vuole abbatterlo per far spazio ai progetti di ampliamento firmati Jean Nouvel

Un piccolo ma apprezzato patrimonio della città, di cui i newyorkers non vogliono fare a meno: su change.org sono ben due le petizioni a cui aderire per chiedere un atto di misericordia. Ma il pesce grande, è l’ordine naturale delle cose, mangia quello piccolo: tradotto in un contesto museale l’istituzione maggiore prende il sopravvento su […]

Folk Art Museum, un dettaglio del vecchio edificio

Un piccolo ma apprezzato patrimonio della città, di cui i newyorkers non vogliono fare a meno: su change.org sono ben due le petizioni a cui aderire per chiedere un atto di misericordia. Ma il pesce grande, è l’ordine naturale delle cose, mangia quello piccolo: tradotto in un contesto museale l’istituzione maggiore prende il sopravvento su quella più debole e fragile, con buona pace della mobilitazione di residenti e intellettuali locali. Il MoMA non ha nessuna intenzione di tornare sui propri passi: l’edificio disegnato da Tod Williams e Billie Tsien per il Folk Art Museum verrà atterrato per fare posto ai piani di espansione della collezione, che ha bisogno di lotti per dare seguito al progetto di Jean Nouvel. Che prevede cinque nuovi palazzi, in parte residenziali, con un grattacielo di ottantadue piani destinato ad accogliere, tra l’altro, anche il campus del museo.
L’immobile del Folk Art Museum, inaugurato nel 2002 sull’onda lunga dell’orgoglio post Nine Eleven, era stato acquisito un paio di anni fa per una somma sufficiente a ripianare i 32 milioni di dollari di debiti contratti dal nuovo museo, nel frattempo riparato in una soluzione più gestibile dalle parti del Lincoln Center. A scatenare le proteste non è dunque uno svilimento della collezione, comunque fruibile; ma proprio il rischio concreto di perdere quello che viene considerato un piccolo gioiello di architettura contemporanea. Tre piani, alto poco meno di trenta metri, rivestito in facciata con pannelli in bronzo bianco, soluzione estrose nel panorama newyorchese, il museo ha portato a casa il World Architecture Award e altri riconoscimenti assortiti.

– Francesco Sala


CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.