Salone Updates: se non passate da Rossana Orlandi, non potrete dire di aver vissuto davvero il Fuorisalone. Un labirinto magico sui confini fra arte e design…

Non sembra di essere a Milano nella corte interna, riparata da una struttura in metallo e vetro, forse a Parigi, complici le rigogliose piante. Lo Spazio Rossana Orlandi, per chi lo visita per la prima volta, confonde. Nemmeno le luminose sale del pianoterra, con le ampie finestre che si affacciano sul giardino, sembrano di un […]

Non sembra di essere a Milano nella corte interna, riparata da una struttura in metallo e vetro, forse a Parigi, complici le rigogliose piante. Lo Spazio Rossana Orlandi, per chi lo visita per la prima volta, confonde. Nemmeno le luminose sale del pianoterra, con le ampie finestre che si affacciano sul giardino, sembrano di un appartamento meneghino, siamo forse in nordeuropa, chissà. Ciò che più destabilizza, oltre alla location, è trovare insieme opere d’arte e di design trattate alla stessa stregua, della medesima originalità, ed esposte come se fossero lì da sempre. Proseguendo, lo smarrimento iniziale si trasforma in meraviglia, vi accoglie una specie di rimessa allestita come un negozio, in vendita trovate le Booo Bulbs, lampade morbide da toccare, firmate da designer eccellenti quali Nacho Carbonell, Formafantasma e Front.
Nella corte, alzando gli occhi ecco le Pet Lamp di Alvaro Catelàn de Ocon, sospensioni realizzate da artigiani colombiani con bottiglie di plastica, subito dopo la doppia sclutura The Purgatory Corner di Frederique Morrel. Entrando, arriva la semplicità del brand giapponese Karimoku che trasforma il legno in un materiale nobile; la s-composizione di una seduta con Catch Chair JH1 di Jaime Hayon, i componenti di Jan Plechac&Henry Wielgus, semplici tubolari in legno chiaro fermati da nodi plastici dai colori a contrasto. Tra gli artisti e i designer della maison Orlandi non mancano nemmeno gli architetti More che con il payoff Cook Your Home propongono un sistema innovativo per costruire abitazioni in moduli componibili a secco. Come un antico mecenate Rossana Orlandi sceglie con attenzione i suoi creativi per farli poi crescere sotto la sua ala protettiva. I corridoi sono molto affollati, si esce con la sensazione di essersi persi qualcosa, di non aver visto tutto. Un aiuto, con la fotogallery di Artribune

– Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.