Meno cento: tanti sono i giorni che mancano all’inaugurazione del MUSE, il nuovo Museo delle Scienze che Renzo Piano ha disegnato per la città di Trento. La presentazione degli spazi alla Triennale di Milano

Il contenitore è pronto da tempo, con un rispetto dei vincoli della consegna quasi cronometrico. Ora tocca al contenuto, ma considerato che manca davvero poco si può tranquillamente cominciare a parlarne: meno cento giorni all’inaugurazione del MUSE, il Museo delle Scienze disegnato a Trento da Renzo Piano, fissata il prossimo 27 luglio. Una nuova piattaforma […]

Il vano centrale del MUSE

Il contenitore è pronto da tempo, con un rispetto dei vincoli della consegna quasi cronometrico. Ora tocca al contenuto, ma considerato che manca davvero poco si può tranquillamente cominciare a parlarne: meno cento giorni all’inaugurazione del MUSE, il Museo delle Scienze disegnato a Trento da Renzo Piano, fissata il prossimo 27 luglio. Una nuova piattaforma culturale che si presenta, giocando d’anticipo, alla Triennale di Milano: quasi tredicimila metri quadrati, ricavati dalla bonifica dei vecchi stabilimenti Michelin; nel recupero di un’area a ridosso dell’Adige che segna il nuovo avvicinarsi della città al suo fiume, ricucendo un rapporto che gli stravolgimenti urbanistici di epoca asburgica avevano interrotto. Un’isola a un passo dal centro storico, connesso attraverso tre tunnel ciclopedonali: un parco pubblico e una piazza sopraelevata, modellata sull’esempio che lo stesso Piano ha realizzato per il Museo della Scienza ad Amsterdam, caratterizzano quello che si propone di diventare uno spazio ibrido, luogo da vivere anche al di là delle attività del museo.
Tanto vetro, ad aprire l’interno verso l’esterno; ma anche a creare autentici flussi visuali all’interno della stessa collezione. La visita ideale parte dal piano più alto, con un percorso circolare in discesa che ricorda il Guggenheim di New York; tutte le gallerie si affacciano su un vano centrale, grande vuoto che permette con un rapido colpo d’occhio di abbracciare l’intera collezione. Uno spazio concepito come saggio stratigrafico di storia naturale: si cita la scena finale di Zabriskie Point nel rendere l’immagine della sospensione dei diversi reperti, dai dinosauri del livello più basso fino ai volatili che spiccano il volo verso l’infinito; un’esplosione fluttuante, wunderkammer ascensionale che promette suggestione. Un museo trilingue – italiano, tedesco e inglese – che per posizione geo-politica ambisce ad ottenere riconoscimento a livello europeo; un nucleo di pezzi che recupera la secolare tradizione del Museo Tridentino di Scienze Naturali, ma esula dall’ormai vecchia logica del diorama puntando su allestimenti emozionali, con ambienti immersivi elaborati secondo le ultime tecnologie.
Innegabile il carattere didattico del museo, con quasi mille metri quadrati riservati a didattica e spazi per i bambini: il principio dell’imparare divertendosi, si respira già a margine della presentazione. Fa già caldo a Milano: e così in Triennale il gelato te lo fanno con l’azoto liquido.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.