Il corso è troppo caro? Tante richieste ma pochi soldi? The Next Stop elimina la quota d’iscrizione: a Roma il management per l’arte si apprende gratis. All’Ara Pacis

La crisi si espande e la cultura arranca. Ma i volenterosi non si danno per vinti. E c’è chi, di fronte a un pubblico sempre meno disposto a pagare, sceglie di andargli incontro. E di convertirsi alla filosofia del “tutto gratis”. Così è per The Next Stop, educational sul management per le arti contemporanee, che torna […]

The Next Stop

La crisi si espande e la cultura arranca. Ma i volenterosi non si danno per vinti. E c’è chi, di fronte a un pubblico sempre meno disposto a pagare, sceglie di andargli incontro. E di convertirsi alla filosofia del “tutto gratis”. Così è per The Next Stop, educational sul management per le arti contemporanee, che torna a Roma, nell’incantevole cornice dell’Ara Pacis. Stavolta, con una formula “free”: partecipazione a costo zero, con una quarta edizione fissata per maggio 2013. L’organizzazione, dunque, sostiene i costi per intero, pur di replicare un’esperienza di successo, che però stenta a trovare utenti disposti a sborsare, ancorché interessati. La motivazione? Una sola: la consapevolezza di quanto sia importante investire in cultura, specialmente nel campo della formazione professionale. E se qualcosa serve al settore della gestione culturale, sono proprio, in primis, profili manageriali di alto livello: l’uscita dall’attuale impasse? Non si sgancia dall’urgenza di strategie, di competenze, di visioni nuove, internazionali, intelligenti.
E allora ci riprova, The Next Stop, nonostante l’incertezza del presente. Programma invariato, che parte dallo studio del mercato e che arriva ad approfondire aspetti tecnici e organizzativi, mettendo a fuoco figure ormai irrinunciabili: curatore, progettista, registrar, fundraiser, responsabile comunicazione. Gli incontri con gli esperti si concentrano tra l’11, il 18, il 25 maggio e il 1 giugno 2013, dalle 9 alle 17.15. Candidature libere con selezione da parte della direzione: in tutto 90 i corsisti ammessi.

Da anni portiamo avanti un’ostinata battaglia per affermare un mestiere, quello di chi si occupa di cultura, ancora non del tutto definito. Abbiamo parlato di tutto, e abbiamo sostenuto studi di economia della cultura ipotizzando ricette di vario tipo. Quando la dispensa è ricca di ingredienti (e il territorio italiano lo è), l’invenzione dei piatti diventa un virtuosismo, capace di rimescolare, riproporre, riconsiderare”: così scrive Davide Pellegrini, direttore del progetto. Che si sofferma sulle difficoltà di un’Italia frammentata, depotenziata, incapace di “pianificare” e di “costruire visioni”, inadatta a “edificare sistemi solidi ispirati più al progresso generale che all’interesse momentaneo dei singoli poteri”. Un corso come The Next Stop, allora, può servire ad accendere qualche scintilla, a fornire sturmenti, a intavolare dialoghi, dibattiti. Un corso che oggi, in assenza di qualunque finanziamento pubblico, decide di fare da sé, risparmiando oboli e rette ai fruitori.  “Un gesto forte e responsabile”, conclude Pellegrini, “che speriamo possa far capire a quanti ancora collegano la cultura, e le tante attività ad essa connesse, a un semplice profitto, che ora più che mai c’è bisogno di reagire, di collaborare, di partecipare”.

– Helga Marsala

Per invio curriculum e breve motivazione:
francescafornari@thenextstop.eu
www.thenextstop.eu

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • vaia

    fare e non dire….bravi!

  • JAvier

    Si ma così come fa a selezionare?? Se arrivano 250 persone che fa?

  • titti

    grande come sempre, ci siamo!!!!

  • esther

    ecco no, questo no! mi spiegate perchè i circuiti della cultura, della creatività e delle idee non devono essere pagati? se questo corso non ha iscritti è estremamente sbagliato offrirlo gratis. Rivedessero i loro programmi.
    In questo modo si istituzionalizza un modo di lavorare errato: GRATIS.

    Mi sembra che le opere d’arte si paghino, le fiere si paghino, le riviste si paghino, perchè la formazione (per di più di natura privatistica) deve essere regalata?
    Questo sistema è alla stregua dell’offerta di restituire l’IMU pur di avere consensi.
    State sbagliando.

  • L’ultimo commento è un affronto al buon senso e mi tocca intervenire.
    Il corso ha più di cento richieste, cara Esther, ma le persone sono in enorme difficoltà. Sto cercando di aiutarle, tutto qua. Perché posso farlo. Io non lavoro gratis, ma non voglio certo buttare il lavoro duramente fatto in tanti anni di management culturale.

    Per quel che riguarda i consensi, credimi, non ne ho bisogno. Informati bene, prima di lanciare strali.

    • Interdetta

      Stia tranquillo, anche senza il Suo intervento, il commento di Esther si spiegava da se’ nella sua pochezza…

  • Voglio rendervi nota una cosa importante.
    Questo educational, con un fee davvero simbolico, si è sostenuto con le iscrizioni solo perché non sono riuscito ad arrivare a un sostegno pubblico.

    Di per sé, non trattandosi di un master o di un corso universitario, The Next Stop nasce con un obiettivo diverso: offrire un quadro della filiera del management culturale nella forma di evento pubblico.
    E nasce con l’idea che, visto i tanti progetti finanziati, possa diventare un progetto per le persone, gli operatori culturali, giovani e meno giovani, che credono in questo mestiere.

    Resto davvero allibito di fronte a un’allusione di cattiva fede. Mi sembra, oltre al danno, di non meritare la beffa.

    Sul perché ho deciso di farlo mi sembra evidente la volontà di dare un messaggio forte. La cultura deve essere sostenuta fina in fondo. E con la vostra partecipazione può accadere.

  • monica

    come far passare il messaggio che con la cultura non si mangia

  • È vero, non ci si mangia, ma non può durare così.
    Non deve durare così. Noi, comunque, facciamo del nostro meglio.

  • parole al vento

    Cara Monica. Con la cultura (specialmente ora) non si mangia per davvero. Chi ha sempre mangiato erano le persone ricche di famiglia (come te forse). Sono inferocito contro chi per anni ha continuato a far passare la balla che l’artista può vivere del proprio lavoro. Di chi stiamo parlando? Chi è che mangia di cultura? Facciamo nomi e vediamo caso per caso come. Questo perchè tra famiglie nobili o quantomeno benestanti alle spalle (niente di illegale sia chiaro), prostitute disposte a tutto e affabulatori di operatori ignoranti (che avrebbero molto successo in parlamento e forse dovrebbe riflettere su un cambio di lavoro) rimangono fuori quei pochi nobilissimi che hanno avuto la famosa botta di culo. Ma questa non è garantita.

    Poi bisognerebbe capire perchè fare il curatore e non l’artista. Forse che forse il curatore amministrando il denaro (pubblico o privato) riesce sempre a farci la cresta e tirare a campare mentre l’artista se non appartiene alle categorie di cui sopra non ha nessuna speranza di poter sopravvivere di quello che fa. Della sua cultura.

    So che non è quello che intendi Monica. Che tu intendevi dire che tutti dovrebbero prentendere un compenso. E i giovani hipsters di oggi (in mancanza di fondi pubblici) sono quelli destinati a pagare tutto il sitema (comprando biglietti di mostre e musei, libri, riviste cool, supportando con il crowdfounding, e infine comprandosi costosi costi spesso inutili (magari non è il caso di questo in oggetto).

  • La cosa che vi danneggerà sempre è il rancore. Voi pensate di essere gli unici a soffrire o portare un peso, ma non è così. La cosa che più mi colpisce, è che questo è diventato un popolo che sa pensare solo male, che non sa più riconoscere il buono che c’è nelle cose.

    Questo retro-pensiero negativo non fa bene a voi e non fa bene alla cultura, che è e deve rimanere un valore positivo.

    Neppure io sono ricco, e allora?

    Chi si occupa di cultura oggi sa a cosa va incontro. Datevi una mossa e fate in modo che cambino le condizioni di base, con gesti concreti, senza vittimismi, fate in modo che diventi un valore necessario, sostenibile.

    Basta polemiche, è ora di guardare avanti.

  • parole al vento

    Sono Daccordissimo Davide, infatti io non sono rancoroso.
    Chi si occupa di cultura oggi sa a cosa va incontro. Tu sì e anche io adesso. Gli altri lo sanno? I giovani studenti delle accademie, Dams, IUAV, Brera e masters vari, lo sanno? Da quello che sento in giro ho molti dubbi.

    Voglio il Rè NUDO e voglio che si riparta da zero, con più consapevolezza e senza un sistema che vende illusioni.

    Ti assicuro che io nel mio piccolo ho iniziato il cambiamento da un pezzo. Ma in Italia si cambia per non cambiara, sempre e comunque continuando a lamentarsi.

    E non mi dite: Vattene dall’Italia!
    Per avere un visto serio, occorre lavoro, sponsors, una incontestabile professionalità (e come farsela dato il contesto?), e soldi da trasferire. Se poi a voi basta essere un Italiano all’estero (e quindi un turista sotto mentite spoglie), beh contenti voi…

    P.S. il mio nome è “parole al vento” non a caso, per cui non mi aspetto che nessuno mi dia ragione perchè so già chi sono i miei referenti su questo sito e fuori.

  • parole al vento

    Ah e mi scuso con Davide perchè ovviamente i miei commenti non fanno riferimento al suo corso che spero utile e di successo, ma non interessa me perchè preferisco lavorare come creativo nella pubblicità piuttosto che in questo carrozzone.

  • sei benvenuto se vuoi partecipare :)

    p.s. anche io ho dovuto negli anni lavorare in altro
    l’italia è piuttosto da vergogna, ma non molliamo

  • Ambedue

    Da una parte è giusto (è evidente)
    Da una parte è sbagliato. E’ come dire: cari amici, pagate il ristorante, pagate la macchina, pagate le vacanze, pagate il motorino… Per la cultura so che non la considerate degna di essere pagate e ve la pago io!

  • Aline

    complimenti per l’iniziativa! Bravi!!!!

  • Giorgio

    Concordo, l’intenzione è ottima e mi complimento anche per la tenacia.
    In pratica, però, passa il messaggio che si è disposti ad arrangiarsi perché sembra impossibile proporre una formazione di livello qualitativo a costi accessibili, magari con il negato sostegno pubblico (partnership dalle università, promozione da parte dei musei, fondazioni, etc.?).

    Ovviamente non conosco nel dettaglio la situazione, quindi il ragionamento non è completo, però pensando alle mancate sovvenzioni pubbliche alla formazione, tutta questa moda di partecipazione e crowdfunding secondo me fa solo comodo ai politici che così continuano a destinare i fondi verso inutili settori, considerati però più “mangerecci” della cultura.

  • Paola

    Quando, per caso, mi sono imbattuta nell’educational proposto mi sono detta: mi piace, mi interessa, voglio farlo! Chissà…
    Ho avuto diverse esperienze lavorative in ambito culturale, è un settore appassionante ma complicato, pieno di difficoltà e, alla fine, anch’io mi sono dovuta buttare su altro per vivere.
    Vediamo ogni giorno, in Italia, come sia bistrattato tutto ciò che riguarda la cultura, specialmente da chi dovrebbe farla diventare una risorsa senza uguali per il nostro paese.
    Quindi ben vengano tutte le iniziative come questa, perché no?

  • matilde

    Mi sembra che qui si stia un pò impazzendo…se hanno ritenuto di poter organizzare il corso gratuitamente che male c’è?è un segno di responsabiltà sociale. Dovrebbero farlo anche altre organizzazioni di altri settori. Io mi sto laureando in economia e ho sempre avuto un grande interesse per la cultura e l’arte e mi piacerebbe coniugare i miei studi economici con la cultura. Mi rendo conto che è molto molto difficile soprattutto in Italia. Quando ho visto del corso e ho visto che era gratuito mi sono detta che era una bella cosa e ho subito fatto domanda. Sono stata presa. E sono molto contenta. Avevo cercato master in questo settore ma a volte sono più cari di quelli in economia…su questo me lo dovete spiegare perchè sembra che lavorare nell’arte sia per pochi privilegiati che vengono da famiglie ricche. Io non sono ricca e ho scelto economia sperando di avere più possibilità nel mondo del lavoro rispetto ad una laurea in storia dell’arte. Si perchè per ora non si vive di arte, e se non sei ricco non puoi fare l’idealista a vita. Ma poi trovare altre strade. E scusate tanto ma a me poter partecipare ad un corso del genere gratuitamente fa un immenso piacere perchè mi darà una panoramica più ampia del settore e una ventata di ottimismo che posso partecipare anche io a questo genere di cose. Che male c’è?Perchè non la finiamo in questo paese di fare i disfattisti?Se un coros è caro ci lamentiamo, se enti virtuosi fanno un corso gratuito ci lamentiamo. Fatela finita e iniziate a usare un pò di ottimismo che c’è bisogno in questo momento!