Ha un look da Di Caprio, eppure è Da Vinci: tra papi erotomani, sette segrete e violenza a profusione arriva anche in Italia il serial dedicato al giovane Leonardo. Debutta su Fox “Da Vinci’s Demons”

Barbetta accuratamente incolta, capello corto spettinato calcolato, striminzita giacchetta in pelle aperta su glabri e asciuttissimi pettorali. Un carattere guascone e irriverente, insolente nei confronti dei soprusi dei potenti; un lato oscuro, non poteva mancare, giustificato dal ricorso frequente a malsane fumatine d’oppio, medium per entrare nel fascinoso mondo dell’occulto. Di chi stiamo parlando? Naturalmente […]

Tom Riley nei panni di Leonardo in "Da Vinci's Demons"

Barbetta accuratamente incolta, capello corto spettinato calcolato, striminzita giacchetta in pelle aperta su glabri e asciuttissimi pettorali. Un carattere guascone e irriverente, insolente nei confronti dei soprusi dei potenti; un lato oscuro, non poteva mancare, giustificato dal ricorso frequente a malsane fumatine d’oppio, medium per entrare nel fascinoso mondo dell’occulto.
Di chi stiamo parlando? Naturalmente di Leonardo. Non Di Caprio, ma Da Vinci. Così lo vedono dall’altra parte dell’oceano, in queste vesti arriva oggi – lunedì 22 aprile – su Fox, canale 111 della piattaforma Sky, che lancia in una coincidenza temporale prossima alla contemporaneità Da Vinci’s Demons, ultima serie prodotta in house da Starz, canale pay che vanta negli Stati Uniti quasi venti milioni di abbonati.
In patria sta per andare in onda la terza puntata di una prima stagione (otto gli episodi totali) che già macina record di pubblico: quasi un milione e mezzo gli spettatori del pilota, saliti a oltre due e mezzo con le successive repliche; record assoluto per il canale che ha rinnovato con la saga di Spartacus il filone del peplum, farcendolo di violenza splatter e sesso a go-go. Erotismo disinvolto, sangue a fiumi e una sbarazzina ricostruzione storica, fitta di licenze: è il tratto distintivo dei prodotti Starz, non può mancare allora anche in Da Vinci’s Demons. Chi si aspetta l’accuratezza filologica del The Borgias interpretato da Jeremy Irons per Showtime verrà deluso; i puristi del biopic inorridiranno di fronte a una serie che stravolge l’immaginario collettivo facendo di Leonardo uno strano incrocio tra il Joseph Fiennes di Shakespeare in Love e l’ultimo Sherlock Holmes interpretato da Robert Downey Jr.
La scena si svolge negli Anni Settanta del Quattrocento: il giovane Leonardo, interpretato da Tom Riley, passa la propria giornata tra schizzi, disegni, costruzione di macchine rocambolesche, osterie e risse con le guardie civiche; a turbare la sua vita già movimentata ci pensa l’infatuazione per Lucrezia Donati, prediletta di Lorenzo il Magnifico, e un oscuro intrigo che vede la setta dei Figli di Mitra tramare nell’ombra. In un ambito da fiction pura, in questo per nulla dissimile dalle avventurose illazioni di Dan Brown, non mancano continui accenni a fatti di storia reale, per quanto stravolti e reimpostati con estrema liberalità. La prima puntata si apre con l’omicidio di Galeazzo Maria Sforza, invecchiato di almeno trent’anni rispetto all’età che aveva il giorno della morte, spacciato per un lascivo seduttore di giovinetti; una passione, quella per le bellezze androgine, che lo accomuna nella finzione ad un mefistofelico papa Sisto IV: il personaggio si presenta nudo in una vasca termale, intento in un gioco erotico sadomaso ai danni del ragazzetto di turno. Il documentato amore platonico tra Lorenzo il Magnifico e Lucrezia Donati trascende nel carnale, con la burrosa nobildonna interpretata da Laura Haddock a concedersi pronti via pure a Leonardo, in un amplesso che ha tutto il trasporto della copertina di un Harmony.
Deus ex machina della faccenda è David Samuel Goyer, che firma soggetto, sceneggiatura e regia: parliamo di uno che arriva dal mondo del fumetto e che ha lavorato agli ultimi episodi della saga di Batman, da Batman Begins a Il cavaliere oscuro. Con un pedigree di questo tipo era difficile aspettarsi un prodotto alla Piero Angela…

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • bonito olivo

    Addirittura…