È Jean-Luc Martinez il nuovo direttore del Louvre. Il Consiglio dei Ministri mette fine a giorni di tensioni fra i tre candidati, optando per l’”uomo di Loyrette”

Lo scrivevamo giusto un paio di giorni fa, parlando della corsa a tre per la direzione del Louvre: in Francia l’attesa era più spasmodica di quanto non sia in Italia quella per il Premier, o per il Presidente della Repubblica. Ma non avremmo mai pensato che la tensione salisse fin quasi a sfociare in un […]

Jean-Luc Martinez, il nuovo direttore del Louvre

Lo scrivevamo giusto un paio di giorni fa, parlando della corsa a tre per la direzione del Louvre: in Francia l’attesa era più spasmodica di quanto non sia in Italia quella per il Premier, o per il Presidente della Repubblica. Ma non avremmo mai pensato che la tensione salisse fin quasi a sfociare in un putsch: con la nomina anticipata di sei giorni, rispetto alla data prevista, il 9 aprile. Fatto sta che questa mattina il Consiglio dei Ministri ha scelto: il successore di Henri Loyrette sarà Jean-Luc Martinez, un segno di continuità rispetto all’illustre predecessore, visto che lo storico dell’arte quarantanovenne era già in organico al museo, come direttore del Dipartimento delle Antichità greche, etrusche e romane.
Sorpresa? Un po’ sì: al netto di strategie ed endorsment tattici, che si sono susseguiti negli ultimi giorni, Martinez pareva essere il meno lanciato, potenzialmente “chiuso” nella corsa a tre da una parte da una Sylvie Ramond, direttrice del Musée des beaux-arts de Lyon dal 2004, platealmente sponsorizzata dalla ministra Aurélie Filippetti, dall’altra da Laurent Le Bon, curatore d’arte moderna al Centre Pompidou di Metz, inseritosi all’ultimora nella corsa pare per diretto interessamento del presidente François Hollande. Il neodirettore del primo museo al mondo, che lavora al Louvre dal 1997, avrà da subito un banco di prova internazionale su cui misurarsi, ovvero il completamento del progetto Louvre Abu Dhabi, con l’apertura prevista nel 2015. Domanda: ci sarà sotto lo zampino di Loyrette, che con un suo uomo al comando magari continuerà a fare il direttore-ombra? Altra domanda: se in Italia un direttore, ad esempio degli uffizi, lo nominasse il capo del governo, quanti griderebbero allo scandalo e e alla lottizzazione!?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.