Triennale da esportazione. Da Milano arriva a Pechino l’allestimento dell’esposizione O’Clock, rassegna sul tempo visto dal design…

Per scandire secondi, minuti, ore, giorni, non esistono solo semplici orologi ma marchingegni, video, performance, macchine, esperimenti tattili e olfattivi, ideati da designer ed artisti, per cercare di fermare ciò che è più ineffabile, lo scorrere del tempo. Questo abbiamo imparato, due anni orsono, in occasione della mostra O’Clock, a cura di Silvana Annicchiarico e […]

Per scandire secondi, minuti, ore, giorni, non esistono solo semplici orologi ma marchingegni, video, performance, macchine, esperimenti tattili e olfattivi, ideati da designer ed artisti, per cercare di fermare ciò che è più ineffabile, lo scorrere del tempo. Questo abbiamo imparato, due anni orsono, in occasione della mostra O’Clock, a cura di Silvana Annicchiarico e Jan van Rossem alla Triennale di Milano, con allestimento di Patricia Urquiola. Un’esaustiva galleria, arricchita da diversi progetti di artisti internazionali, che ha sdoganato qualsiasi tabù e preconcetto sul tempo. Dagli “orologi” olfattivi del designer Martì Guixè, agli “orologi sonori” di Nick Cave, ai colorati esperimenti di Fernando Brizio, tutti i sensi stimolati per misurare il tempo, non più la sola vista.
Ora questa mostra, che in Italia ha avuto un gran successo di pubblico, è arrivata in Cina, più precisamente a Pechino presso il CAFA Art Museum progettato da Arata Isozaki. L’allestimento, garantiscono i curatori, è stato aggiornato ed ampliato, rispetto alla versione milanese, con nuove opere soprattutto nell’ottica e nel rispetto della progettualità cinese emergente. Dopo aver ospitato in casa approfondimenti sul design orientale, la Triennale di Milano chiude ora il cerchio portando direttamente in Cina – fino al 10 aprile – un punto di vista tutto italiano sulla progettazione internazionale. E noi raccontiamo tutto con la fotogallery in arrivo da Pechino…

– Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.