Tragedia: abbattono gli ultimi tratti del Muro di Berlino. E invece non è vero: lavori su meno del 2%, e alla fine tutto sarà ripristinato. Che sotto ci sia la solita retorica?

“Così di cancella l’anima di questa città”. “Si barattano l’arte e le sofferenze di un popolo per il Dio denaro”. “Non consentiremo questo scempio capitalistico”. E via dicendo, snocciolando tutto l’armamentario del contestatore professionista: e vorrei vedere, la notizia è che qualcuno vuole abbattere il tratto più lungo rimasto in piedi del Muro di Berlino, […]

Un pannello del Muro di Berlino rimosso, non distrutto

Così di cancella l’anima di questa città”. “Si barattano l’arte e le sofferenze di un popolo per il Dio denaro”. “Non consentiremo questo scempio capitalistico”. E via dicendo, snocciolando tutto l’armamentario del contestatore professionista: e vorrei vedere, la notizia è che qualcuno vuole abbattere il tratto più lungo rimasto in piedi del Muro di Berlino, completamente ricoperto di murales ormai entrati nella storia, chi non si opporrebbe con tutte le forze?
Certo, pare assai strano che ci sia qualche amministratore così miope, oltre che kamikaze, capace di dare il suo consenso a questo; e pare altrettanto strano che un investitore, potendo disporre di un tale patrimonio (uno dei maggiori richiami turistici berlinesi), sia così fesso da rinunciare a valorizzarlo – valorizzando anche i suoi investimenti – e lo distrugga. E infatti così non è, a ben vedere. Passato il clamore mediatico, sfiancati i contestatori in servizio permanente, la verità che starebbe emergendo sarebbe ben diversa.
La “distruzione” tanto paventata si ridurrebbe infatti ad un intervento su 22 metri del tratto di muro – che è lungo 1.300 metri, quindi meno del 2% -; e non si tratterebbe di una distruzione, ma di una temporanea rimozione per consentire l’allestimento del cantiere, dopo di che i pannelli di cemento, adeguatamente conservati, sarebbero rimessi al loro posto, magari solo un po’ spostati di qualche metro. Che fa una bella differenza: ma non per le frotte di manifestanti, forse animati più dalla militanza anticapitalistica che dal desiderio di capire ciò per cui protestano. Discorsi molto “italiani”: che sia sulla retorica che si riesce finalmente ad annullare lo spread con la Germania?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.