Si chiama 1:54, ed è una fiera d’arte. 54 come gli stati africani, di cui porterà le espressioni artistiche a Londra, durante la prossima Frieze week

Titolo: 1:54. Bizzarro, per una fiera d’arte: che prende nome dalle 54 nazioni africane. Già, il pubblico internazionale troverà infatti un’interessante novità durante la prossima edizione di Frieze a Londra: dal 14 al 20 ottobre prossimo la città ospiterà la prima fiera d’arte contemporanea africana, che selezionerà 25 gallerie con l’obbiettivo di promuovere l’arte e […]

Somerset House, futura sede della fiera

Titolo: 1:54. Bizzarro, per una fiera d’arte: che prende nome dalle 54 nazioni africane. Già, il pubblico internazionale troverà infatti un’interessante novità durante la prossima edizione di Frieze a Londra: dal 14 al 20 ottobre prossimo la città ospiterà la prima fiera d’arte contemporanea africana, che selezionerà 25 gallerie con l’obbiettivo di promuovere l’arte e la cultura africana a livello internazionale, e far crescere la scena artistica nelle diverse regioni del continente. La fiera – che conferma il trend verso rassegne focalizzate su uno specifico territorio, preannunciato anche da ROMA Contemporary, in questo caso sul sud est asiatico – è stata ideata da Touria El Glaoui, figlia del celebre artista marocchino Hassan El Glaoui, e sarà la direzione artistica sarà affidata a Koyo Kouoh, che ha lavorato per Documenta lo scorso anno, e sarà ospitata nella Somerset House nel centro di Londra, con un allestimento dell’archistar britannica di origini del Ghana David Adjaye. A lui si devono fra l’altro il Nobel Peace Center di Oslo e il prossimo Museo Nazionale di Storia Afro-americana a Washington.
1:54 permetterà all’arte contemporanea africana di uscire dal proprio continente e di venire valorizzata e riconosciuta per le sue peculiarità, che la rendono talvolta difficile da classificare e da comprendere. Negli anni sono emersi talenti sudafricani come Marlene Dumas, WIlliam Kentridge, Wangechi Mutu, Chéri Samba, o come il ganese El Anatsui, che hanno ormai un mercato riconosciuto nei paesi occidentali. A Londra l’arte africana sta guadagnando il proprio spazio anche nei principali musei: il British Museum ne possiede una vasta collezione; la Tate lo scorso novembre ha inaugurato un programma della durata di due anni di attività focalizzate sull’Africa, con mostre dedicate agli artisti Otobong Nkanga, Nástio Mosquito, Meschac Gaba, Ibrahim El-Salahi.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.