Michelangelo artista, regista Antonioni. Ferrara celebra il maestro del cinema con una retrospettiva che ne proietta l’opera nella relazione con le altre arti: qui le immagini dalla preview

La regola della mostra? Un raffinato intervento di montaggio annunciato dalla lettera di Einaudi, tra le prime nelle teche argonautiche in cui fogli, fotografie, frammenti di appunti galleggiano su rigorosa trasparenza vitrea, memorie in chiaro. Con la mostra Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti, Ferrara a Palazzo dei Diamanti celebra il maestro del cinema con […]

La regola della mostra? Un raffinato intervento di montaggio annunciato dalla lettera di Einaudi, tra le prime nelle teche argonautiche in cui fogli, fotografie, frammenti di appunti galleggiano su rigorosa trasparenza vitrea, memorie in chiaro. Con la mostra Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti, Ferrara a Palazzo dei Diamanti celebra il maestro del cinema con una retrospettiva curata dal direttore della Cinémathèque Francaise Dominique Païni: un percorso didattico e critico in cui i visitatori possono riscoprire capolavori e opere meno note di Antonioni finalmente inserite nella dimensione relazionale con artisti, scrittori e registi lui contemporanei. Parole di ringraziamento – quelle di Einaudi – per il quadro di cui Antonioni gli ha fatto dono, che con quel bordo nero ricorda tanto un fermo immagine da Zabriskie Point. Sullo sfondo i due fotogrammi gialli, in punta di fiamma, nel bordo di pellicola rosso di Rothko, solo un’anticipazione delle innumerevoli interrelazioni che attraversano Michelangelo artista, regista Antonioni.
L’epistolario con Barthes, Fellini, Tarkovskij e Morandi è decifrato nell’analisi tematica di Païni che coglie, subtilitas raffinatissima, la migrazione della desertificazione dal rosso polveroso ed esplosivo al verde–inghilterra, di microscopiche verità di Blow-Up. Ricerca di migrazioni scalari intensificate negli acquerelli fotografati ed ingigantiti, “Le montagne incantate”, alla ricerca di qualcosa rimasto imbrigliato nella porosità del colore, nei grani rivelati.
E le donne, l’eros “il carattere sessuale, se non addirittura genitale” profuso dalla Nikon F (icona di meccanica modernità glamour), che induce a ripensare Antonioni non come “regista delle donne” ma denso di virile mascolinità latina. Eros che muove i personaggi e li porta all’azione, corpi barocchi che forse non avevamo decifrato? Una mostra che riscopre paradigmi audaci, con qualche nervo scoperto che spinge Païni a dichiararsi esorcizzato al “demone dell’analogia” attento all’evidenza nell’opera del maestro. Con il necessario ed efficace corredo filologico per i visitatori più attenti. La mostra si apre al pubblico oggi, 10 marzo, e c’è tempo fino al 9 giugno per vedersela: intanto nel mondo di Antonioni vi introduce la fotogallery…

– Saverio Cantoni

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Saverio Cantoni
Saverio Cantoni nasce a Montecchio Emilia il 2 settembre 1985. Si laurea con dignità di stampa in Architettura discutendo con il prof. Marco Vallora la tesi "Loyal to detail. Fotografia come strumento di critica architettonica". Architetto di professione, coniuga alla prassi professionale la ricerca nel campo della rappresentazione; ha partecipato a numerosi di progettazione con esito positivo e tiene regolarmente corsi di storiografia dell'arte, come di fotografia. Cede fermamente nelle "opere d'arte, i film e i libri che non parlano della crisi della rappresentazione, ma mettono in discussione la rappresentazione in quanto tale, disgregando la natura stessa del linguaggio e delle immagini" (Ursprung).
  • mah

    bella mostra, brutto articolo