Il suicidio di David Rossi. Era storico dell’arte e vicepresidente di Palazzo Te il manager senese del Monte dei Paschi

Sul David Rossi collaboratore e uomo di fiducia di Giuseppe Mussari potrete leggere su tutti i giornali e su tutti i giornali potrete leggere le riflessioni sulla situazione di indecenza a cui si è ridotta la ex oasi civile della città di Siena. Il suicidio del capo dell’Area Comunicazione del Monte dei Paschi, ha però […]

Sul David Rossi collaboratore e uomo di fiducia di Giuseppe Mussari potrete leggere su tutti i giornali e su tutti i giornali potrete leggere le riflessioni sulla situazione di indecenza a cui si è ridotta la ex oasi civile della città di Siena. Il suicidio del capo dell’Area Comunicazione del Monte dei Paschi, ha però delle relazioni antiche e recenti – più difficili da trovare sulla stampa generalista – anche nel mondo dell’arte. Relazioni che, ne siamo certi, Rossi avrebbe piacere di leggere in mezzo a tanti articoli di cronaca nera focalizzati esclusivamente sugli ultimi mesi di grande difficoltà della banca.
Rossi era laureato in storia dell’arte e l’arte era rimasta una sua passione. Ancora nella metà degli anni novanta quando da addetto stampa dell’allora sindaco di Siena Pier Luigi Piccini seguiva con particolare attenzione mostre ed eventi culturali. Gli anni successivi alla Fondazione Montepaschi, all’epoca il più grande erogatore di fondi anche e soprattutto culturali in Italia, furono propedeutici, oltre che alla promozione di eventi di grande livello (basti citare l’ormai storica mostra su Duccio del 2003-2004), alla nascita di Vernice Progetti, società di produzione di mostre ancora oggi in vita nonostante l’esaurirsi dei flussi di denaro.
Passato dalla Fondazione alla Banca Mps, tra i mille impegni istituzionali, di marketing e di lobbing, anche quello al Centro Internazionale Palazzo Te di Mantova, nelle vesti di vice-presidente. L’ultima mostra, conclusasi pochi giorni fa, mirava a valorizzare la collezione della Banca Monte dei Paschi e della Fondazione Banca Agricola Mantovana, istituto acquisito qualche anno fa dalla banca senese. Negli ultimi anni proprio sulle collezioni e sul patrimonio artistico della banca si impegnò, promuovendo mostre e piccole esposizioni nelle filiali dotate di spazi adeguati (a Milano o a Faenza ad esempio) e richiedendo – anche con la collaborazione di Donatella Capresi, responsabile del settore arte che nel frattempo Rossi fece istituire – un puntuale inventario delle tante opere d’arte di cui il Monte divenne proprietario dopo la fusione con Banca Toscana e l’acquisizione di Antonveneta.
Un’acquisizione, quest’ultima, che oltre a palazzi storici, quadri, sculture e arredi porta in dote al Monte dei Paschi anche tanti guai, forse gli stessi guai in qualche modo alla base dell’epilogo terribile dell’esistenza del manager di comunicazione appassionato d’arte, che mercoledì 6 marzo 2013 si è gettato dalla finestra del suo ufficio al quarto piano della storica sede della banca più antica del mondo.

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Sulle prime pagine di alcuni giornali oggi ci sono due notizie simile, due suicidi. mentre in Italia vediamo i partiti e i movimenti che giocherellano, con partiti che riconfermano uomini distaccati dalla realtà. Questo stesso distacco esiste tra arte e pubblico. L’arte seppur considerata marginale e poco seria è un ‘ottima cartina tornasole della situazione generale, potremo dire una mostra chiamata mondo veramente: http://www.artribune.com/2012/12/arte-e-politica-una-mostra-chiamata-mondo/

    • fausto

      Io ci aggiungerei anche l’arte della magia, spesso bisastratta, per far sparire definitivamente la tua mostra chiamata “Mondo” e tutta la casta del mondo dell’arte.

  • la mostra chiamata mondo non sparisce, a meno che non fai la scelta del Sig. Rossi. Il pubblico non si accorge di subire questa mostra chiamata mondo.

    http://www.whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino.html