È la mostra dei record, dell’artista dei record. Il Victoria & Albert Museum apre la sue porte al fenomeno David Bowie: ecco le immagini dall’opening londinese

Spolverare archivi, anche solo di trenta anni fa, vestire manichini senza vita con abiti cosi intensi poteva essere un rischio che i curatori della mostra – Victoria Broackes e Geoffrey Marsh – sono riusciti ad evitare. L’omaggio che Londra fa a David Bowie è vivo e contemporaneo, e non poteva ridursi a una semplice mostra, è […]

David Bowie is, Victoria & Albert Museum, Londra (foto Victoria and Albert Museum, London)
David Bowie is, Victoria & Albert Museum, Londra (foto Victoria and Albert Museum, London)

Spolverare archivi, anche solo di trenta anni fa, vestire manichini senza vita con abiti cosi intensi poteva essere un rischio che i curatori della mostra – Victoria Broackes e Geoffrey Marsh – sono riusciti ad evitare. L’omaggio che Londra fa a David Bowie è vivo e contemporaneo, e non poteva ridursi a una semplice mostra, è molto di più: un’esperienza sonora e un viaggio visivo incredibili. Si entra con la musica nelle orecchie, grazie al sofisticato sistema  studiato dalla compagnia Sennheizer, sponsor, insieme a Gucci, della mostra. Con le cuffie in testa, dall’inizio alla fine del percorso, non si può fare a meno di muovere prima la testa e poi, poco a poco, tutto il corpo fino al trionfo di schermi da dieci metri di altezza nell’ultima sala, così da poter rivivere uno dei tanti storici concerti.
David Bowie is vuole esplorare il processo creativo, musicale e culturale attraverso cinquant’anni della vita dell’artista, passando per tutte le sue influenze sulla scena musicale ma anche visiva e sociale. La mostra raccoglie oltre trecento oggetti, messi insieme per la prima volta dagli archivi dell’artista, tra manoscritti, schizzi, opere di Bowie, film, fotografie, video, strumenti, album e oltre ben 60 costumi di scena. All’ingresso, a dare il benvenuto, Tokyo Pop, l’abito in vinile realizzato da Kansay Yamamoto per Aladdin Sane tour, e poi la tuta indossata per Ziggy Stardust del 1972, realizzata da Freddie Buretti; e ancora, nella sala successiva, il cappotto con la Union Jack realizzato da Bowie in collaborazione con Alexander McQueen per la copertina dell’album Earthling. Ci sono le fotografie di Helmut Newton, di Herb Ritts, e  tutti i progetti delle copertine degli album, fino all’ultimo Next Day, uscito lo scorso 12 marzo (dopo dieci anni di silenzio) e già primo in classifica in Gran Bretagna.
La mostra ha un percorso tematico, ma non può prescindere dall’evoluzione artistica del giovane David Robert Jones, classe 1947, cresciuto nel sobborgo londinese di Brixton e ispirato dal grande fermento del dopoguerra. L’ultima sezione esplora la figura del Bowie performer con i video Dj (1979), The Hearths Filthy Lesson (1995), The Man Who Fell to Earth (1976) e Saturday Night Live (1979), e ancora i film Labyrinth (1986) e Basquiat (1996). 50mila i biglietti già venduti, ancora prima dell’apertura della mostra: un record mai registrato in un museo inglese, spiega il direttore Martin Roth, che fa di questa mostra un appuntamento imperdibile…

– Barbara Martorelli

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