Da cimitero dei sogni infranti a vetrina di nuove possibilità: compie un anno MoRE, il museo virtuale che raccoglie progetti artistici mai realizzati. E inaugura la sua prima temporanea on-line, con opere originali di Presicce, Bertocchi, Hirsch…

Un museo che non c’è inaugura una mostra che, va da sé, non esiste. Eppure si vede. Considerato che il sipario si alza lunedì 1 aprile è lecito pensare, sulle prime, al classico pesce: trattasi invece dell’evento che celebra il primo anno si attività di MoRE, altrimenti noto come il Museum of REfused and unrealised […]

Jeremy Deller - Rejected tube map cover illustration

Un museo che non c’è inaugura una mostra che, va da sé, non esiste. Eppure si vede. Considerato che il sipario si alza lunedì 1 aprile è lecito pensare, sulle prime, al classico pesce: trattasi invece dell’evento che celebra il primo anno si attività di MoRE, altrimenti noto come il Museum of REfused and unrealised art project. Un Salon des Refusés digitale, piazzato sulla rete da Elisabetta Modena e Marco Scotti con la complicità tecnologica dell’Università di Parma: un portale che censisce e raccoglie progetti nati e vissuti solo su carta, mai tradotti nella realtà. Un monumento che nell’apparente labilità della rete offre invece insperata sostanza a idee altrimenti effimere; condannate per i motivi più disparati a restare nella fantasia dei loro autori. Ben contenti, in questo primo anno di avvio del sito, di dare visibilità e intuizioni altrimenti condannate all’oblio. Ecco, tra le acquisizioni più recenti, l’idea di Valerio Berruti per una scultura destinata a ingentilire la rotatoria all’ingresso di Verduno, il paese delle Langhe dove vive e lavora; ed ecco una selezione delle opere che Jeremy Deller aveva già ironicamente portato in mostra con la personale My Failures: si passa dal disegno per rinnovare le mappe della metropolitana di Londra fino alle proposte per installazioni da collocare nella capitale britannica in occasione delle Olimpiadi. Non manca, e non poteva essere altrimenti, il sogno di Cesare Pietroiusti per un Museo degli Artisti Dimenticati. Per quello c’è tempo: cominciamo con una galleria di … opere dimenticate!
Agli artisti piace l’idea di condividere lo stesso cassetto dei sogni, al punto che in vista del compleanno del museo virtuale arrivano a sorpresa opere digitali elaborate ad hoc: lavori pensati in via esclusiva per MoRE, che sentitamente ringrazia ed elabora – con un paio di click – la sua prima mostra temporanea on-line. Sono sei gli ambienti virtuali che accolgono ONE MoRE YEAR, per una visita che spazia dalle sale espositive ai depositi, fino all’inevitabile passaggio per il bookshop; in mostra una selezione dei lavori già acquisiti e i nuovi doni spediti da Luigi Presicce,  Jonathan Monk, Debora Hirsch, Davide Bertocchi, Ivo Bonacorsi e Ugo La Pietra. In attesa che, nei prossimi mesi, si formalizzino le donazioni attese da goldiechiari, Erwin Wurm e Massimo Uberti.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.