Bentornata Punta della Dogana. Rispunta a Forlì lo storico lampione che molti temevano perduto: e che ora torna al suo posto, usurpato dal “Ragazzo con la rana” di Charles Ray

Niente da fare: la Punta della Dogana, così, non era più la stessa. Una beffa: la storica lanterna, che per secoli aveva evitato ad imbarcazioni di varia foggia di andare a sbattere contro l’estrema propaggine di Dorsoduro, rimpiazzata da una scultura contemporanea. E le polemiche non erano mancate, con i puristi imbufaliti per l’oltraggio, avvenuto […]

Niente da fare: la Punta della Dogana, così, non era più la stessa. Una beffa: la storica lanterna, che per secoli aveva evitato ad imbarcazioni di varia foggia di andare a sbattere contro l’estrema propaggine di Dorsoduro, rimpiazzata da una scultura contemporanea. E le polemiche non erano mancate, con i puristi imbufaliti per l’oltraggio, avvenuto nel 2009 nelle more dell’approdo della Pinault Foundation nel prestigioso spazio.
Via il lampione, al suo posto il Ragazzo con la rana di Charles Ray. E giù proteste, petizioni contro l’invasore straniero: “con l’occasione, lo restaureremo”, si giustificavano gli amministratori. Poi sulla vicenda era calato il silenzio, o forse la rassegnazione. Anche perché della lanterna, si scopre ora, si erano perse le tracce: qualcuno la dava in restauro, altri in riproduzione, qualcuno in Veneto, altri a Mantova. E invece era a Longiano, nel forlivese, dove la ditta Neri si occupava del restauro. E lunedì 18 marzo, in occasione della conclusione della mostra L’Elogio del dubbio, tornerà orgogliosamente al suo posto, “sfrattando” l’invasore straniero…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Viola

    “Una beffa”…ma Artribune non dovrebbe stare dalla parte dell’arte contemporanea?? Ah no, si occupa di arte eccetera eccetera.

  • lorenzo

    …non credo sia un problema per il ragazzo con la rana spostarsi due passi indietro o di fianco per lasciare il posto alla lanterna… le due opere possono convivere tranquillamente senza menate di nessun genere…

  • Cristiana Curti

    Per una volta permettetemi un link che rappresenta però il pensiero di molti veneziani non in linea con la decisione del Comune. Il tutto mentre, ben più grave, Benetton sventra e si mangia (quasi) tutto il suolo pubblico del Fontego dei Tedeschi, alla faccia della sbandierata tradizione conservatrice di Venezia e dei suoi governanti. Evidentemente trattasi solo di questione di schéi…

    http://www.artslife.com/2013/02/01/comeradovera/

    • Viola

      La maggior parte di noi veneziani non è d’accordo con la svendita del Fontego dei Tedeschi, e nemmeno con le navi da crociera che passano nel Canale della Giudecca: entrambe le cose infatti non sono un servizio alla collettività, piuttosto un giro d’affari losco, e nel caso delle navi porta a indubbio danno ambientale. Se il Fontego dei Tedeschi fosse trasformato in un incubatore di artigiani e designers di eccellenza nessuno avrebbe avuto da ridire. Purtroppo una parte di noi confonde l’appartenenza alla città con la sua salvaguardia, leggi “mummificazione”, e con il protezionismo dallo straniero. Allora le bancarelle (gestite da veneziani) con souvenirs scadenti e di dubbio gusto vanno bene, ma un’opera d’arte dell’invasore no. Perché la volontà popolare non sarebbe quella di mettere un’altra statua, ma il lampione di prima! E il lampione di prima è indiscutibilmente di valore culturale e più meritevole della posizione perché storico! Ma quello che stupisce non è tanto la volontà popolare veneziana che si esprime sovente in dialetto per eccesso di orgoglio autoctono, quanto Artribune che sta dalla parte di un lampione piuttosto che dell’opera d’arte…

      • Cristiana Curti

        Cara Viola, non c’è mai un pensiero unico, né la ragione da una parte sola. Ma mi pare che tutto, a Venezia, mostri effettivamente un’unica volontà: quella dei governi che tengono buono il popolo (dei residenti, sempre più minuto e inconsistente…) con qualche saltuario contentino, come quello del “lampione” (al posto di un’opera d’arte contemporanea, donata o comunque concessa in comodato, fra l’altro!) mentre distruggono il tessuto sociale di una città ormai votata a luna park perpetuo e senza remissione.
        Il Fontego dei Tedeschi poteva essere in altro modo gestito, senza che divenisse (aldilà delle polemiche sul progetto di Koolhaas) un ulteriore magazzinone di stracci o paccottiglia, come se non ce ne fossero già abbastanza in Città.
        Mentre per le navone orrende, tutto tace ancora, malgrado le plurime proteste e le petizioni che penso anche tu abbia firmato per far terminare questa scandalosa ignominia (questa mafiosa porcheria, per chiamarla con il suo nome vero..). Da Luglio scorso tutto sembra morto, anche se pareva (pareva) che finalmente si fosse detta la parola fine… e invece no.
        Fino a quando dovremo tollerare queste mostruosità pericolosissime che distruggerebbero con una sola scodata la Punta della Dogana tutta e tutto ciò che respira e non respira intorno (lampione compreso)?
        http://www.ilpost.it/2012/05/07/foto-costa-fascinosa-venezia/the-costa-fascinosa-the-new-flagship-of/

        Altro che bambino con la rana… chiamiamolo pure “specchietto per le allodole”!

  • Eti

    Mi pare lasci are le due insieme sia sta bene