Anche questa è “tecnologia” applicata alla pittura. L’artista americano David Kassan si inventa la Parallel Palette: tavolozza ergonomica e antistress

La tecnologia non può – per fortuna? – fare troppo per aiutare la pittura, eppure qualche piccolo progresso è sempre possibile. David Kassan, artista americano, ha fatto per esempio di necessità virtù: a causa di ripetuti problemi alla schiena, si è inventato quella che ha chiamato “Parallel Palette“. Un marchingegno che consente di avere la […]

La tecnologia non può – per fortuna? – fare troppo per aiutare la pittura, eppure qualche piccolo progresso è sempre possibile. David Kassan, artista americano, ha fatto per esempio di necessità virtù: a causa di ripetuti problemi alla schiena, si è inventato quella che ha chiamato “Parallel Palette“. Un marchingegno che consente di avere la tavolozza direttamente accostata alla tela. Con vantaggi che oltre ad essere di carattere “ergonomico” – non essere schiavi di ripetuti movimenti di rotazione del busto – si sono rivelati ancora più rilevanti sul piano artistico, per il fatto di poter contare sullo stesso tipo di luce sulla tela e sulla tavolozza, con maggiore fedeltà.

Minuzie? Non troppo, se è vero che Kassan – che la prossima estate sarà in Italia come docente alla Jerusalem Studio School di Civita Castellana – con uno dei suoi stupefacenti ritratti si è guadagnato la copertina dell’importante magazine Professional Artist. L’impiego della Parallel Palette – si veda il video – si è rivelato di grande utilità anche per pittori anziani e disabili.

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.