Vignette sataniche. Lo svedese Lars Vilks torna alla carica e sfida la Fatwa: stavolta sono dipinti, ma Maometto ha sempre il corpo di un cane

Errare humanum est, sed perseverare… Che, in dialetto romanesco, potrebbe anche suonare: aho, ma allora sei de coccio! Sì, perché non basta appellarsi all’inviolabile libertà di espressione, non basta avere nel merito – e qui ognuno si faccia la propria idea, che non è detto sia univoca – la ragione dalla propria parte: se un’azione […]

Lars Vilks

Errare humanum est, sed perseverare… Che, in dialetto romanesco, potrebbe anche suonare: aho, ma allora sei de coccio! Sì, perché non basta appellarsi all’inviolabile libertà di espressione, non basta avere nel merito – e qui ognuno si faccia la propria idea, che non è detto sia univoca – la ragione dalla propria parte: se un’azione che nasce provocatoria causa un incidente internazionale, mette a rischio – anche della vita – un certo numero di persone, mobilita forze di polizia e servizi segreti, e magari pure offende i sentimenti di una massa di persone inconsapevoli, non sarà forse il caso di piantarla lì?
Non la pensa così Lars Vilks, il famoso – famigerato, per i suoi oppositori – artista e vignettista svedese che nel 2007 finì in testa a tutte le Fatwa islamiche per aver raffigurato, su un quotidiano svedese, il profeta Maometto con il corpo di un cane. Inevitabile la condanna a morte, inevitabili gli attentati finora solo minacciati o sventati dalla polizia: come quello progettato dall’americana Colleen LaRose, aka Jihad Jane, rea confessa di aver progettato nel 2009 l’assassinio di Vilks.
Non contento, l’artista ora torna alla carica: annunciando entro la fine dell’anno – ed il sospetto che stia cercando più che altro visibilità a basso costo è forte – una mostra nella città di Malmoe dove presenterà una serie di dipinti con al centro la figura di Maometto. Che stavolta comparirebbe – ancora con il corpo di un cane – come co-protagonista di opere di celebri artisti come Claude Monet, Peter Paul Rubens o Anders Zorn. Curiosi di vedere qualche immagine? Spiacenti, stavolta vi toccherà cercarvele da voi: non vorremmo trovarci qualche musulmano furioso sotto casa…

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.