Tre cinesi in Italia. Li ha scelti il Premio Shanghai, per il programma di residenze targato Mibac e Istituto Garuzzo. I comitati scientifici? Insomma. Manca il nome internazionale che fa la differenza

Alla base c’era una prestigiosa partnership tra il Ministero per i beni e le attività culturali e l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive. Il “Premio Shanghai”, che assegna delle residenze a giovani artisti italiani e cinesi – prima esperienza di questo genere nata direttamente da una iniziativa ministeriale – giunge oggi al traguardo, comunicando i […]

Alla base c’era una prestigiosa partnership tra il Ministero per i beni e le attività culturali e l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive. Il “Premio Shanghai”, che assegna delle residenze a giovani artisti italiani e cinesi – prima esperienza di questo genere nata direttamente da una iniziativa ministeriale – giunge oggi al traguardo, comunicando i nomi dei tre vincitori arrivati dalla Cina. Si tratta di Ning Qian, Jia Qui e Yang Zhou, scelti da un comitato di valutazione composto da: Jianping Yang, preside della Facoltà di Belle Arti dell’Università di Shanghai, Guorong Zhu, vice-presidente della stessa Istituzione, il Maestro Dionisio Cimarelli, artista italiano con base a Shanghai, e Yinrong Zhu, curatore.
Quanto ai tre italiani, erano già stati designati la scorsa estate: Domenico Antonio Mancini, napoletano, classe 1980, Susanna Pozzoli, di Chiavenna (Sondrio), nata nel 1978, e Nadir Valente, di Carmagnola (Torino), 1982. A incoronarli erano stati Nadir Valente e il grande Gillo Dorfles, per il mondo della critica, insieme al Prof. Sergio Roda, prorettore Università di Torino, e alla dott.ssa Angela Tecce, direttrice del Museo del Novecento di Castel Sant’Elmo.
Cosa si portano a casa i sei premiati? Delle residenze al College of Fine Arts di Shanghai – Università di Shanghai, per gli italiani, e per i cinesi delle residenze in Italia, previste per la prossima primavera/estate, ma di cui ancora non si conoscono location e istituzioni ospitanti.
Operazione lodevole, nel complesso. Anche se, a parte un paio di casi, ci si aspettava forse qualche nome di spicco in più: con tutto il rispetto per il Maestro Cimarelli o per il prorettore dell’Università torinese, un premio istituzionale, che in quanto promosso  da un Ministero dovrebbe rappresentare l’eccellenza assoluta, qualche figura internazionale di grande rilievo magari avrebbe potuto coinvolgerla. Un artistar, un super curatore, un direttore di museo. La solita approssimazione, una scelta precisa anti-mainstream o solo colpa dell’austerity?

– Helga Marsala