Niente spazi del Maxxi per il documentario di Bill Emmott: ha valenze politiche, si faccia dopo le elezioni, sentenzia la presidente Melandri. Ma in rete si scatena la polemica

“Il Maxxi è un’istituzione pubblica nazionale vigilata dal Ministero dei Beni Culturali e, secondo una prassi consolidata e già attuata in altre occasioni, in campagna elettorale non può ospitare manifestazioni che, seppur promosse da soggetti esterni, a qualunque titolo potrebbero essere connotate di valenza politica”. Sembra un normale stralcio di una autoregolamentazione legata alla par […]

Bill Emmott

Il Maxxi è un’istituzione pubblica nazionale vigilata dal Ministero dei Beni Culturali e, secondo una prassi consolidata e già attuata in altre occasioni, in campagna elettorale non può ospitare manifestazioni che, seppur promosse da soggetti esterni, a qualunque titolo potrebbero essere connotate di valenza politica”. Sembra un normale stralcio di una autoregolamentazione legata alla par condicio: e invece è forse la cosa più vista del giorno, sui social network. Sono parole del presidente del museo romano, Giovanna Melandri, parole con le quali motiva la decisione di negare la concessione dell’auditorium del Maxxi per la proiezione del documentario di Bill Emmott, Girlfriend in a coma, una dura requisitoria sul “declino” dell’Italia.
Alla base della contestata scelta, i contenuti del film, ma forse ancor di più il nome dell’autore, l’ex direttore dell’Economist, che non ha mai frenato il proprio interventismo sulle questioni politiche nostrane, facendosi portavoce del più estremo antiberlusconismo. Ma perché – la domanda sorge spontanea – il Maxxi aveva in programma di presentare il documentario, che non mostra connessioni “artistiche” a motivare la scelta? Banalmente, perché avrebbe affittato il prestigioso a capiente spazio: facendo una volta tanto il suo mestiere di fondazione, che è quello di mettere a reddito le proprie strutture. Anche così.
Poi il ripensamento, che ha dato la stura alle dietrologie: perché? C’è stato un ruolo – come sostiene sicuro Emmott – del Ministero per i Beni Culturali? “Dal 26 febbraio, finita la campagna elettorale, il Maxxi sarà ben felice di ospitare qualunque manifestazione culturale, inclusa questa, naturalmente“, chiosa la Melandri. Dal dicastero retto da Ornaghi prendono le distanze, negando ingerenze, e ricordando che il Maxxi è una fondazione di diritto privato le cui decisioni sono assunte dagli organi competenti. Sembrerebbe quindi una normale presa d’atto di opportunità istituzionale: ma sono in pochi a crederci, mentre tanti intravedono pressioni politiche a monte della decisione. Voi come la pensate?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Non riesco a capire. Non sono ironico, dico sul serio. Da dove dovrebbero arrivare le pressioni politiche che avrebbero condizionato la decisione? Il film è apertamente antiberlusconiano, ma conosciamo la posizione della Melandri (su “Libero” scrivono addirittura: “Se ne riparlerà dal 26 febbraio, quando la Melandri potrà togliere la museruola politica al suo idolo anti-Cav”). Ornaghi, volendo ipotizzare un suo coinvolgimento nella vicenda, è un ministro del governo Monti e il premier compare addirittura come intervistato nel film. Più che di censura si tratterebbe, in fondo, di auto-censura. Dal mio punto di vista (sono ingenuo?) il gesto appare dettato da correttezza istituzionale. Al massimo si potrebbe muovere una critica di superficialità, dal momento che la Melandri ha dichiarato: “Avevamo dato la disponibilità della sala alla società Terravision senza sapere a cosa servisse”.

    • Mi pare che il tuo commento, come al solito, sia centerato e ragionevole, lo condivido

      • …vorrei aggiungere che Emmott piú che “antiberlusconiano” si è dimostrato piú volte (quando era alla direzione dell’Economist, ovviamente non parlo del documentation che non conosco) anti-Italiano tout court, anni fa io disdettai l’abbonento all’Economist proprio per questo motivo.

        • …sorry …documentario…(non documentation) e …abbonamento…

  • Pingback: Girlfriend in a Coma – Emmott/Piras « Bricolage()

  • emet

    La signora Melandri continua nella sua serie di autogol. Che Emmott piaccia o non, l’arte contemporanea non può essere sottoposta ad alcuna forma di censura perché esprime nella sua essenza la libertà di espressione. Ma la signora ha colto l’attimo per ottenere un risultato veloce e d’effetto: far parlare di sé in campagna elettorale.
    D’altro canto, se si mette alla presidenza di un museo un politico navigato, quello non è che si trasformi in Nicholas Serota: il lupo perde il pelo ma….
    L’arte è politica, sempre. Non una performance della politica (come piacerebbe tanto alla signora Melandri e come ha banalmente interpretato anche nel caso di Emmott).

    • And

      Sono d’accordo con te, ti ricordi che qualcuno aveva addirittura proposto di rinviare il festival di Sanremo xchè si svolge subito prima delle elezioni? Dico, ma scherziamo? Dopodiché non parliamo di arte contemporanea, ma di un film che mi sembra la classica filippica radical chic con tanto di omaggio alla cara Fiat, visto che tra i tanti intervistati ci sono Marchionne e John Elkann (vabbè, potevano pure scegliere Lapo che almeno fa ridere), Mario Calabresi (visto che il direttore va sempre omaggiato, vero Emmott?) e ancora, Monti, Moretti, Eco, Camusso: in due parole, che palle! Allora mi guardo una puntata di Santoro e faccio prima! Cmq ringraziamo la Melandri che in questo modo si è guadagnata un bel servizio al Tg1 e ha fatto un bello spottone a questo film.

  • ANNALUSI