Mobilitazione tra i lavoratori del Castello di Rivoli. Le preoccupazioni in una lettera aperta: basta lentezze politiche e amministrative, vogliamo garanzie per il futuro. E minacciano altre proteste

“Oggi questo patrimonio culturale pubblico rischia di andare perduto a causa della mancanza di chiare strategie politiche e amministrative”. Una frase che purtroppo potrebbe attagliarsi alla quasi totalità delle strutture culturali italiane: in questo caso è riferita al Castello di Rivoli. Sono infatti i lavoratori del museo e centro d’arte piemontese a prendere “carta e […]

Il Castello di Rivoli

Oggi questo patrimonio culturale pubblico rischia di andare perduto a causa della mancanza di chiare strategie politiche e amministrative”. Una frase che purtroppo potrebbe attagliarsi alla quasi totalità delle strutture culturali italiane: in questo caso è riferita al Castello di Rivoli. Sono infatti i lavoratori del museo e centro d’arte piemontese a prendere “carta e penna” per denunciare, con una lettera aperta, le proprie preoccupazioni per “la grave situazione in cui il Museo è suo malgrado coinvolto a seguito del perdurare della crisi finanziaria e di sistema”.
Posto che la crisi finanziaria e di sistema non è qualcosa che possa addebitarsi alla dirigenza di Rivoli, emergono tuttavia rilievi specifici che l’azione collettiva dei lavoratori potrebbe dotare di maggiore incisività: “l’inadeguato riconoscimento delle figure professionali, l’assenza di regolamentazione dei contratti e la mancanza di stabilità finanziaria e non solo, hanno generato oggettive difficoltà di programmazione a lungo termine”, lamenta il documento.
La struttura operativa del Museo non vuole più essere penalizzata dalle lentezze politiche e amministrative frutto della sostanziale distanza dai problemi reali da parte degli organi competenti”, prosegue la lettera: e qui l’indice sembrerebbe puntato sulla tratteggiata super-fondazione, che potrebbe arrivare a rimescolare le carte e magari a fornire prospettive nuove per inquadrare anche le problematiche degli addetti, che preannunciano ulteriori iniziative di sensibilizzazione e protesta. Ma questo soggetto non accenna a tutt’oggi e rivelare una forma individuabile: e intanto i mesi passano…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.