Mies Van Der Rohe Award, ecco i cinque progetti finalisti per l’edizione 2013 del “Nobel” europeo dell’architettura. In lizza anche Olafur Eliasson, mentre l’Italia…

Un premio prestigiosissimo, il più ambito d’Europa. Non solo per la discreta sommetta di denaro che mette in palio – 60mila euro -, ma perché, attraverso l’attento lavoro d’indagine della Fundaciò Mies Van Der Rohe e della Commissione Europea, ogni anno è in grado di stilare un elenco dettagliato delle migliori architetture realizzate sul continente […]

Un premio prestigiosissimo, il più ambito d’Europa. Non solo per la discreta sommetta di denaro che mette in palio – 60mila euro -, ma perché, attraverso l’attento lavoro d’indagine della Fundaciò Mies Van Der Rohe e della Commissione Europea, ogni anno è in grado di stilare un elenco dettagliato delle migliori architetture realizzate sul continente negli ultimi due anni. Quest’anno, in particolare, il Mies Van Der Rohe Award riconosce la difficoltà che il settore – con il suo mezzo milione di architetti e i 12 milioni di occupati nel campo delle costruzioni – sta vivendo a causa della crisi economica e della mancanza di grosse commesse, attribuendogli però vitale importanza nelle politiche culturali dei paesi e nella loro crescita dinamica.
Dei 335 lavori totali nominati, provenienti da 37 nazioni, nei giorni scorsi sono stati proclamati i cinque attesissimi finalisti: si tratta di Robbrecht en Daem Architecten con il progetto per la City Hall di Gant, Belgio; BIG con il Topotek1 Superflex a Copenaghen, Danimarca; Henning Larsen Architects in collaborazione con Olafur Eliasson e i Batterild Architects per la Harpa Reykjavik Concert Hall, Islanda; gli Aires Mateus Arquitectos con la House for Elderly People a Alcacer do Sal, Portogallo, e J.Mayer H. con lo spettacolare Metropol Parasol a Siviglia, Spagna. Dunque un municipio, un parco urbano, un auditorium, una residenza e una mega installazione. Niente di più eterogeneo. Di questi, uno solo sarà proclamato vincitore a maggio, e riceverà il premio il 6 giugno a Barcellona, presso il celebre Padiglione che Mies costruì nel 1929 in occasione dell’Esposizione Universale.
La giuria – nella quale spicca l’assenza di un membro italiano – è composta da Wiel Arets, (capo giuria) di Wiel Arets Architects, Maastricht; Pedro Gadanho, Curatore di architettura contemporanea al MoMA, New York; Antón García-Abril, di Ensamble Studio, Madrid; Louisa Hutton, di Sauerbruch Hutton Architects, Berlin; Kent Martinussen, CEO, del Danish Architecture Center (DAC), Copenhagen; Frédéric Migaryou, Direttore dell’area Architecture & Design al Centre Pompidou, Parigi; Ewa Porębska Editor-in-Chief, della rivista Architektura-murator di Varsavia e Giovanna Carnevali, segretaria di Giuria della Fundació Mies van der Rohe di Barcellona. Staremo a vedere quale progetto si aggiudicherà il premio, ma soprattutto con quali motivazioni…

– Giulia Mura

CONDIVIDI
Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.