La fiera degli outsider. A New York si chiude con successo la kermesse dedicata all’art brut, che vi facciamo vedere nelle immagini e nel video. E c’è anche un focus su Henry Darger. Tra genio e follia

Giunta ormai alla sua 21esima edizione, l’appena conclusasi Outsider Art Fair di New York si e è svolta  per la prima volta presso la palazzina del Center 548 di Chelsea, già sede della Fondazione Dia per l’Arte. Qui, su 3 piani espositivi e un rooftop riscaldato, adibito a sala conferenze, trovava posto una ricca collezione di […]

Giunta ormai alla sua 21esima edizione, l’appena conclusasi Outsider Art Fair di New York si e è svolta  per la prima volta presso la palazzina del Center 548 di Chelsea, già sede della Fondazione Dia per l’Arte. Qui, su 3 piani espositivi e un rooftop riscaldato, adibito a sala conferenze, trovava posto una ricca collezione di artisti appartenenti all’outsider art, termine coniato da Roger Cardinal come sinonimo di “art brut”, quella che nel secolo scorso Jean Dubuffet classificò come arte estranea ai circuiti ufficiali, spesso attribuibile ad autodidatti, psicotici o, più in generale, individui che vivono al margine della società. Produzioni caratterizzate da elaborazioni fantasy, linguaggi naif e un livello di genialità pari alla spontaneità di fondo. Tra i maggiori esponenti, accolti tra i corridoi della fiera, anche lo straordinario Henry Darger, autore del delirante poema per immagini  “The Vivian Girl”.

Degni di nota diversi lavori scultorei, come quelli di Stephen Sabo, Dean Millien, Stroff, Terry Turrell, Marc Bourlier, Frank Bender e Gerard Cambon. Una menzione particolare per la mostra speciale su Renaldo Kuhler, curata dal direttore dell’American Visionary Museum di Baltimora: l’autore ha dato forma a un personalissimo ed intricato mondo mentale, Rocaterrania, la cui vicenda è approfondita da un interessante documentario firmato da Brett Ingram. Un piccolo gioiello era anche l’altro special project, dedicato al fotografo svizzero Mario del Curto. Tutte cose che potete scovare nella nostra gallery, e nel video…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.