Italia Nostra: “per risolvere i problemi italiani, il nuovo governo rafforzi il Ministero per i Beni Culturali”. Non riformi, proprio rafforzi: voi come la vedete?

Rafforzamento del Ministero per i Beni Culturali, una legge per i centri storici, una nuova normativa urbanistica e paesaggistica, attenzione ai siti inquinati di interesse nazionale, un rimodellamento del trasporto ferroviario. C’è sia grano che loglio, ma comunque qualche elemento nuovo di riflessione emerge, nell’ennesimo appello che dal mondo della cultura arriva al “nuovo” governo […]

Rafforzamento del Ministero per i Beni Culturali, una legge per i centri storici, una nuova normativa urbanistica e paesaggistica, attenzione ai siti inquinati di interesse nazionale, un rimodellamento del trasporto ferroviario. C’è sia grano che loglio, ma comunque qualche elemento nuovo di riflessione emerge, nell’ennesimo appello che dal mondo della cultura arriva al “nuovo” governo che uscirà dalle urne il 25 febbraio. “Per una giusta azione di tutela e di gestione del territorio e del patrimonio culturale”: questi gli obbiettivi di Italia Nostra, che per raggiungerli chiede al futuro esecutivo l’istituzione di un Comitato Interministeriale permanente tra Ministero dei Beni Culturali, Ministero dell’Ambiente e Ministero delle Politiche Agricole, “con potere d’indirizzo per le politiche di tutela del territorio, facoltà di decretazione interministeriale e capitoli di spesa destinati a tale funzione”.
Nello specifico, poi, ci si addentra in teoretiche proposte di rafforzamento – proprio rafforzamento, neanche riforma – del Mibac, per “lavorare ad azioni che facciano da motore del rilancio economico e occupazionale del Paese. Bisogna dar seguito al Codice dei Beni Culturali attraverso una regolamentazione tecnica che sia in grado di raccordare in modo organico ricerca storica e scientifica, misure tecniche di monitoraggio e salvaguardia, progetti di manutenzione preventiva e programmata, gestione e valorizzazione coerenti”.
Passando ai centri storici, si chiede una normativa specifica “che riaffermi la cultura della conservazione alla luce dei grandi cambiamenti intervenuti e in atto nelle città storiche italiane”, senza neanche abbozzare linee di intervento né priorità. Più interessante, non fosse altro perché pressoché inedita, è l’ultima perorazione: sacrosanta, ma decisamente fuori tempo massimo, oltre che tema di portata strutturale – filosofica, quasi – e quindi alquanto idealistica in tempi di crisi come gli attuali. Il rimodellamento del trasporto ferroviario: uno dei grandi gap italici, un ritardo accresciutosi esponenzialmente da almeno un secolo, in favore di un traffico su gomma – e storicamente in favore delle aziende che di tali gomme dotavano veicoli – che rappresenta un unicum nel mondo occidentale.
Speculazioni tutto sommato inutili? Abbastanza, ci rendiamo conto, anche perché poi la stessa Italia Nostra fautrice del trasporto su ferro – è notizia fresca, di ieri – se ne esce con il ridicolo terrorismo sulla Metro C di Roma, i cui lavori metterebbero addirittura a rischio crollo il Colosseo: meglio i Fori Imperiali ammorbati dai gas di scarico e il Colosseo ridotto a rotonda autostradale. Insomma, questo Italia Nostra propone: secondo voi sono temi prioritari e concreti?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Sarebbe l’ora di capire che i problemi dell’Italia e del LAVORO li potremmo risolvere con la parola TURISMO. Ma siamo proprio dei DEFICENTI.