Gioca al Lotto e vinci un restauro. Presentati a Firenze i primi risultati di un lavoro ancora in corso. Dai tempi dell’alluvione. Su Artribune le prime foto

Opere d’arte migrate tra mille depositi, ammucchiate l’una sull’altra, e spesso dimenticate. È questo un immaginario collettivo che le due Soprintendenze di Firenze e Prato-Pistoia hanno voluto infine sfatare, con il grande progetto iniziato nel giugno 2007, e finanziato dai provenienti de Il Gioco del Lotto. Una storia tipicamente italiana, che ha visto l’originaria Soprintendenza […]

Biagio d’Antonio Tucci (Firenze, 1445 ca-1516), Santa Maria Maddalena e motivi decorativi ‘a griccia’, Ottavo-nono decennio del sec. XV, Paliotto dipinto, tempera su tavola, cm 92 × 203

Opere d’arte migrate tra mille depositi, ammucchiate l’una sull’altra, e spesso dimenticate. È questo un immaginario collettivo che le due Soprintendenze di Firenze e Prato-Pistoia hanno voluto infine sfatare, con il grande progetto iniziato nel giugno 2007, e finanziato dai provenienti de Il Gioco del Lotto. Una storia tipicamente italiana, che ha visto l’originaria Soprintendenza per il Patrimonio Artistico ed Etnoantropologico per le province di Firenze, Pistoia e Prato scindersi nel frattempo in due istituti separati. Le opere, intanto, venivano sottoposte a una serie di sfratti, separazioni e ricongiungimenti: dall’originario fondo di Palazzo Serristori (che raccoglieva gran parte delle opere alluvionate nel 1966) fino alla Certosa del Galluzzo, per poi (ancora sotto sfratto) raggiungere i depositi del Rondò delle Carrozze (Palazzo Pitti), di Santo Stefano al Ponte e altri ancora. Non è mancato poi il consueto taglio dei fondi, passati dall’originale cifra di oltre 550mila euro a meno di 400mila.
Ma di fronte a questi lati bui della storia, l’impegno delle due Soprintendenze si è concretizzato in ben 19 restauri, spesso realizzati in condizioni davvero proibitive: trittici estenuati, crocifissi bruciati e alluvionati, paliotti usati come pedane d’altare… Tutte opere infine ricollocate nei loro ambiti (ecclesiastici) originali. Tra gli artisti “recuperati”: Nanni di Iacopo, Biagio d’Antonio, Michele Tosini, Fabrizio Boschi, Jacopo Vignali, Cosimo Gamberucci, Benedetto Veli, Stefano Pieri, Matteo Rosselli, Francesco Curradi, Giovan Pietro Naldini, Giuseppe Nasini, Matteo Bonechi e Giovanni Gagliardi. Al loro fianco, il riordino e la catalogazione dei ricchi depositi, con l’annoso problema delle opere di provenienza ignota. Perché il frutto di questo lungo lavoro non sono stati soltanto i restauri, ma la pubblicazione di un elegante volume (Dai depositi Nei depositi, editore Sillabe), la cui seconda parte si compone di un enorme repertorio, con oltre ottocento schede ragionate.
I lavori sono stati diretti e coordinati da Maria Matilde Simari e hanno visto, oltre al supporto dei Fondi Lotto, anche l’intervento di varie istituzioni e privati, primi fra tutti i restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure. Tantissime le opere ancora da restaurare, in un work in progress ben lungi dalla sua conclusione. “E non si potrà più dire che i depositi sono quei luoghi polverosi e abbandonati, in cui non si sa più bene cosa c’è: i depositi sono un cuore pulsante”, ha chiosato il Soprintendente (per le province di Firenze, Pistoia e Prato) Alessandra Marino. Ma è anche vero che, coi tempi che corrono, il riproporsi di un finanziamento come quello dei Fondi Lotto è davvero improbabile. Una constatazione fatta propria dal Soprintendente (per la città di Firenze) Cristina Acidini, che non ha mancato di proporre la sua ricetta per il futuro: puntare sui piccoli restauri per piccoli finanziatori, allettati dal fascino di legare il proprio nome a una singola opera.

– Simone Rebora