Flash Art Event Updates: parla Giancarlo Politi. Nella videointervista ad Artribune, spuntano già le idee per la prossima edizione, con un occhio a Frieze…

Rispondere ad un desiderio di arte tutto italiano: questa l’ispirazione che ha portato Giancarlo Politi ad ideare Flash Art Event. Una fiera da tempo nei sui pensieri, studiata a tavolino per valorizzare Milano come capitale dell’arte contemporanea e allo stesso tempo rispondere alle esigenze dei galleristi di presentare in stand opere di buon livello senza […]

Giancarlo Politi

Rispondere ad un desiderio di arte tutto italiano: questa l’ispirazione che ha portato Giancarlo Politi ad ideare Flash Art Event. Una fiera da tempo nei sui pensieri, studiata a tavolino per valorizzare Milano come capitale dell’arte contemporanea e allo stesso tempo rispondere alle esigenze dei galleristi di presentare in stand opere di buon livello senza spendere una fortuna. Il direttore di Flash Art si ritiene soddisfatto e, sempre con un occhio a Frieze, pensa già ad un prossima edizione, con un numero ancora più ristretto di gallerie ed aperta all’arte antica, moderna e contemporanea. Tutti i particolari nella videointervista rilasciata in esclusiva per Artribune

– Manu buttiglione

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Manu Buttiglione
Manu Buttiglione (Bari, 1983) è una storica dell’arte da sempre interessata alle diverse espressioni della creatività contemporanea, con un’attenzione particolare verso gli artisti della sua generazione. Dopo la laurea in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Bologna ha intrapreso diverse collaborazioni con artisti, gallerie, spazi non profit e istituzioni tra l’Italia, il Regno Unito e la Lituania; al momento vive e lavora a Milano, con la valigia sempre pronta per nuove avventure.
  • rasoio

    Caro Giancarlo,
    oggi anche il Papa si dimette, ho sentito.
    Quindi anche tu non fare tanti programmi, forse è ora di passare la mano: la barca è affondata e mi dispiace non riemergerà.
    Come nella politica italiana il problema è una classe dirigente che bisognerebbe esautorare : ci vuole nuova gente, nuove gallerie e probabilmente migliori riviste. Ammesso che la situazione economica possa permettere l’emergere di forze nuove la storia dell’arte raccontata da Flash Art (e sulla quale significatamente la rivista indulge sempre più spesso, nostalgicamente) verrà molto ridimensionata da nuove urgenze.
    Hai avuto una lunga carriera e la tua rivista ha esercitato una grande influenza,
    spesso bene e spesso molto male, esaltando e soffocando quand’era il caso, dividendo gli interessi con amici galleristi tutti come te ormai invecchiati e ripetitivi tutti lì a parlare di cultura e possiamo vedere cos’è per loro la cultura con questa fiera misera di robaccia senza vita e senza interesse e senza un soffio di aggancio con la realtà concreta.
    Anche la galleria più commerciale di Chelsea riesce ad essere più a contatto con la realtà dei tempi piuttosto che questi sgonfiati mercanti dal fiato corto, buoni a fare catenaccio su artisti ormai ex – sopravvalutati .
    Sì, il terrorismo fiscale , certo, ma qui c’è pure la puzza del morto, l’analfabetismo di ritorno che si rivolge contro la mezzacartuccia che si credeva furbo.

  • @Rasoio: la tua analisi è condivisibile. Ma non si può chiedere ad un sistema abituato a comportarsi in un solo modo di cambiare da oggi a domani…e poi l’idea di fiera cambierà solo quando le fiere internazionali cambieranno e forse quando gli artisti cambieranno…perchè la radice del problema è il linguaggio.

    Per tanto le fiere agili e veloci come flash art event sono la cosa migliore in questa situazione, sono ridicole IN ITALIA (sto parlando dell’italia) le varie ARTE FIERA….con costi enormi e qualità scadente….

    In questo pezzo provo a chiarire la mia idea, rilevando problemi ma anche soluzioni (critica e pubblico): http://www.whlr.blogspot.it/2013/01/bologna-ennesimo-sintomo-di-crisi-nera.html

    • SAVINO MARSEGLIA

      L’ADORAZIONE DEL FETICCIO ADDOMESTICATO ALLE FIERE DELL’ARTE !!!

      In breve: queste fiere di feticci d’allevamento hanno fatto il loro tempo e hanno infatti generato conformismo, depresso la creatività, allontanato la gente e messo sotto controllo il pensiero e la libertà dell’artista. L’arte, il pensiero e la libertà, difficilmente vanno d’accordo con il commercio di feticci mortiferi.

      Gran parte dei collezionisti (tranne alcune eccezioni) hanno sempre ritenuto il feticcio d’arte un affare privato, un possesso esclusivo, segreto (come buoni del tesoro in Banca) . Se questa è l’arte che desidera l’esiguo pubblico addomesticato, allora consoliamoci con un ottimo film d’autore! Sotto questo profilo e a differenza di un feticcio morto e insignificante esposto in fiera, il cinema d’arte è senza dubbio il calco positivo di una vita rilevante.

      • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

        Le Fiere dell’Arte non creano altro che idolatria del feticcio. In altre parole sembra quasi di capire come nell’art system viga il comandamento “non avrai altra forma d’arte al di fuori del feticcio”. Chiaramente eventuali altre forme d’arte sono considerate eretiche e come tali da bistrattare e porre ai margini. Il feticcio altro problema appartiene a ciò che nella storia della religioni viene chiamata “divinità del clan” ovvero sia una divinità per pochi ovvero sia quelli del clan. Una forma di religiosità evidentemente primitiva. Quindi un possesso esclusivo assolutamente non condiviso da nessuno sotto il profilo della fruizione. In altre parole ancora un totem assolutamente inutile. L’artista è ridotto a pure bestiame dall’art-system che è sempre affamata di nuovi idoli di legno, dello stesso legno che sarebbe meglio ardere. In altre parole con quel “legno” si potrebbe fare così ben più significative sotto il profilo del linguaggio e esteticamente fruibili. Siamo popolati da mamozzi inguardabili, una vera e propria invasione, mamozzi che non si sa più dove sistemarli. Si continua ad affollare dischi volanti come nel caso della nascente Enterprise del Museo Pecci di Prato. Macchine energivore da ogni punto di vista esternamente (struttura architettonica) e internamente (costi del managment). Astronavi aliene dal mondo e dalla gente che paradossalmente non decollano, ma si allontanano sempre di più dagli eventuali fruitori con costi enormi che ricadono inevitabilmente sulle stesse persone che non sono affatto attratte da simili cattedrali nel deserto.

        Le Piccole Pesti come fece il tempo profeta Isaia e il profeta Osea denunciano questa spregiudicata forma di idolatria del feticcio, di cui l’art-system devota. Il profeta Osea denunciava la “Baalizzazione di Yahweh” ovvero sia la confusione tra Baal e Yahweh, la stessa che oggi si fra il Feticcio e l’Arte. Ancora oggi è interessante la forza con cui questi personaggi si scagliavano contro il potere dominante a differenza dell’artista “pollo d’allevamento” che oramai è talmente permeato della melassa del potere e del successo, da aver perso la propria identità e la propria libertà.

        http://www.youtube.com/watch?v=O7g2AFqYnro&feature=share

  • Si, odore di polvere di mummia esce dal computer ascoltanto questa intervista.
    Il futuro potrebbe fare a meno di gallerie critici e curatori, il limite lo da la fantasia e la voglia di fare. La mentalità bottegaia ha gambe ormai cortissime.

    • fausto

      in effetti, il futuro è già il presente! Il problema che tanti addetti ai lavori in feticci addomesticati, ancora non l’hanno capito. Gli artisti sono artisti e basta. I critici, i curatori, le gallerie ,i musei, fiere sono tutte cose inutili che danneggiano l’arte nella sua essenza. L’arte non ha bisogno di sovrastrutture culturali di teste d’uovo che la consacrano nei musei-mausolei o la vendono come merce di scambio nelle fiere d’allevamento di artisti addomesticati al potere dominante.
      Mi chiedo: ma la lezione dadaista per questa gente, non è servita a niente????

  • Angelov

    Giudizi che tradiscono un così forte cinismo, di fatto estromettono gli li profferisce dall’ambito culturale in cui tentano di infiltrarsi.

    @whitehouse: moderata durant…

  • rasoio

    Caro White,
    ovviamente concordo con quanto dici sopratutto sul fatto che le fiere alternative possono essere un’alternativa dati i tempi. Ma ho scarsa fiducia in Politi & Co , mi dispiace ma sono loro un bel problema. Ovviamente anche l’altrettanto grottesco editore di “Arte”, basta vedere come parla in un’intervista su you tube.
    E non chiedo certo a Politi di cambiare: la mia era una richiesta puramente retorica, so bene che il tipo è ossessivo quasi quanto lo sei tu (anche se per ora preferisco te, giusto per darti un’occasione) e difficile da convincere : basta vedere mensilmente come nelle sue due pagine mensili si sforzi di convincerci tutti in realtà. mi pare, per convincere sè stesso.
    Ho seguito il tuo link e la descrizione che fai è efficace e divertente.
    Ancora ovviamente conoscevo però già bene le tue opinioni, anche perchè le ripeti in modo massivo qua e là e anche per un frequentatore non assiduo cpme me è difficile non notarle.
    Penso che usi questo modo, un pò ossessivo appunto,al fine di diffondere vastamente il concetto e anche questo in effetti può può essere un modo per sfondare il muro di gomma, diciamo quindi che il fine giustifica i mezzi e che quindi ti si può soppportare:).
    Quanto al linguaggio aggiungerei che però è questione anche di contenuti: i contenuti rendono il linguaggio interessante, se si lavora solo sul linguaggio si diventa mestieranti, si combina un pò di materiali diversi e non si fa nemmeno arredamento; ma credo che al di là del pelo nell’uovo concordi anche tu su questo.
    Quanto agli artisti devono cambiare di certo: non possono continuare a basare la loro cultura sulla lettura delle riviste di settore vivendo in una bolla.
    Però si parla da tanto tempo prima di noi riguardo ad un’altra questione e cioè se le idee o l’indipendenza di giudizio delle persone possano da sole cambiare un’intero sistema economico o se non sia il meccanismo economico ad essere determinante in ultima istanza. Capirai dove voglio andare a parare: si gli artisti devono cambiare (magari anche i galleristi) ma se ti trovi in una certa congiuntura storica il cambiamento avviene muovendo ben altre leve che quelle dell’arte:
    il mondo dell’arte contemporanea è guasto perchè comanda il denaro dei ricchi senza vie di mezzo quindi senza una borghesia cuscinetto.
    ” The collector of Contemporary art are often really bad persons” si diceva su artinfo.com poco tempo fa (tradotto: i ricchi di oggi spesso sono ignoranti e idioti)
    La società è in mano a poche persone che controllano gran parte della ricchezza: al di là di questo tutto il resto è secondario ed epifenomenico.

    Saluti
    Il tuo Black

  • @Rasoio: ripetere certi concetti non basta. In quanto siamo in uno stato (vedi sistema dell’arte) in cui i cittadini coincidono con i parlamentari-addetti ai lavori. In questo momento ci stanno leggendo solo addetti ai lavori. Quindi è chiaro che costoro o copiano (spesso malamente) o cercano di ridimensionare tutti per difendersi. Ecco spiegato il livello mediocre italiano. Serve un pubblico, e poi serve anche una critica che possa aiutare il pubblico. Questo sarebbe un bel modo per far scendere gli artisti dalla bolla sospesa in cui si trovano. E anche i galleristi e bottegai vari.

    Ti invito a vedere “I’m not Roberta” e “Amir’s Easements” su Google.

    • Lorenzo Marras

      Oh Rasoio , ti invito a Mamoiada a vedere i Mamunthones altro che addetti e contro-addetti. Neppure la storia è riuscita a dargli un anno di nascita. Ci sono da sempre ( altro che Cattelan o pipilotti Rist ) e ci saranno ancora per sempre e sempre sempre.
      Demoni solitari con la grazia di saper dimenticare per un attimo di essere uomini e per questo eterni.

      gli artisti non sono per caso eterni ?.

      • rasoio

        li conosco i mamunthones ma non me ne frega niente dell’eternità

        • Lorenzo Marras

          Bravo . la tua è una risposta da eterno.

  • le opere di valore sono feticci-testimoni di pratiche, atteggiamenti, parole e obiezioni di valore.

  • marco

    ho visitato la fiera da collezionista. ho visto un po di stand ammiccanti, pochi ben concepiti e molti orrendi. improntati sulla vendita e basta. Nonostante a molti gli stand erano stati regalati e agli altri offerti a circa 1.5-2 mila euro, la fiera era talmente piena di roba brutta da non trovare neanche una cosa da acquistare, io che ero andato con il portafoglio pronto.
    questo non solo vuol dire che una fiera del genere non apporta qualità, ma anche che questo tipo di gallerie sono cosi stanche da partecipare in modo svogliato, pensando solo alla vendita e al confezionamento e non a un progetto.
    a questo punto meglio uno come minini che perlomeno ha fatto un mercatino vero e poche centinaia di euro.
    pensate a invitare gallerie giovani e serie per le prossime edizioni, cosi non serve a nulla e noi collezionisti non ci torneremo.

  • Lino Rigoli

    La fiera di Politi faceva rabbrividire per le cianfrusaglie spacciate per arte. Ma fa rabbrividire anche questa intervista con una povera mummia che biascica pochi concetti confusi perfino senza quella determinazione offensiva e spudorata delle sue arroganti lettere su Flash Art. Del resto Politi è quasi coetaneo di Berlusconi e sarebbe l’ora che passasse la mano, non ce la fa più, sciorina solo commenti malevoli ed acidi. E’ finito da tempo.

    • valonese

      come vivi male signiore!!! sei buio e pieno di energia negativa
      perche parlare cosi per un uomo che sta lavorando con enorme energia e onesta!! per una persona che dice la verita ai italiani provinciali e sfigati come te!!!
      il provincialismo non vi fa crescere e davanti al mondo come berlino, new york, londra ,istanbul siete pizzaioli e lamentatori
      DIGNITA!!! e RISPETO per chi investe suo denaro per fare Arte,,per chi rimete del suo denaro in tempi cosi duri
      Politi non ha bisognio di essere comentato da un grupo di sfigati,,lui ha fatto quello che in Italia sarano pochi a fare
      si chiama storia
      raserenati signiore e carca di essere piu felice
      la fiera era molto bella aparte opere di mitorai che non centravano propio,,forse anche altre due gallerie,,il resto era bello
      a chi non piace pazienza,,eviva Politi, e il grupo di Flash Art come Ariana e Chiara che hano lavorato giorno e notte
      (scusatemi il mio italiano)

      • pantarhi

        e verro signora, sonno sacordo con lei. Fiera a levelli internationali, il resto i camenti son de e gruppio de sfigati provinciali italiani.

        • valonese

          cosa sarebbe,,ironia sotile?
          molto inglese il suo prendere in giro,,inglese da bari,,
          alban

  • Lino Rigoli

    Ma imparate l’italiano, sfigati leccapiedi che non siete altro! La fiera era bella? Era uno schifo, altro che! E Politi sarebbe l’onesto che ci rimette i soldi in prima persona? ma credete ancora alle favolette o siete in malafede? Gli occhi per vedere ce li avete?

  • valonese alban

    imparare italiano siamo dacordo, e una lingua bellissima di una grande ex nazione bellissima
    oggi siete diventati CINICI e invidiosi, in Arte e in tutto
    se siete cosi uomini e se siste una nazione con pensiero critico perche non cambiate la politica? perche vi piangete sempre adosso e chiedete elemosina alla cina e altre nazioni
    siete voi cari lecapiedi di Libia, usa, e tanti altri paesi,,siete voi macchiavelisti e oportunisti, falsi e disonesti,,ma non tutti,,,solo quelli che piangono adosso e criticano altri per il lavoro
    la fiera era bella!! aparte mitorai , o altre piccole cose
    grandissime gallerie , de carlo, minini, anaruma, a tante altre,,artisti interesanti tanti,,ma cosa volete? chi e fuori dal sistema e sempre incativito e sfigato!!!!!!!!

    • valona1

      a parte Mitorai quali sono altre piccole cose della fiera che non vanno?

      • valonese alban

        Mitoraj tanto di rispetto ma non in quel contesto,,era un po antico secondo me,,magari sbaglio,,Mitoraj e grande ma non in fiera
        erano bellissimi dipinti di veneziano che venivano disturbati dalle sculture,
        altre cose penso che erano dei alberi apesi in uno stand,,
        ma e normale che in una fiera non e tutto lineare,,da nessuna parte del mondo esiste perfezione,,ma bisognia aprezzare il lavoro e la fatica di vhi spende energie e lavoro,,Rispetto e non disprezzo come molti snob scrivono,,
        ma fate revoluzione se avete le palle e non bacciate la mano a Gedaffi o altri
        no? magari sbaglio ma non sporto chi parla male per gente che lavora,,rispeto a Flash Art e Politi in particolare!!

  • Debuttante

    Molto divertente l’intervento di velonese

  • certo che è tutto decrepito. Il sistema chiude tutto, si perpetua la chiusura a nuove visioni .Lo snobismo impera. Artisti vagano tra le foglie morte e cozzano contro le lobby dell’arte e si fanno male. Gallerie senza coraggio vegetano nelle loro comodità senza rischiare niente e Politi propone una nuova fiera ancor di più esclusiva e chiusa.

  • Romina

    Dai Giancarlo, è ora di ritirarsi, hai già fatto tante “belle” figure, non buttare acqua sul fuoco.

    • full of grace

      buttiamola in caciara

    • straniero

      ma ritirati te, perche vi disturba cosi tanto? chi disprezza compra!!
      certo che siete propio maligni e cinici,,epure io ammo Italia anche se siete petegoli con voi stessi
      ma fatte sfida ai newyorkesi o berlinesi,,perche non contro loro???
      dai su,,siete un branco di sfigatto contro Politi,,sai perche? perche siete semplicemente incativiti per non essere come Cattelan o Gioni,,come Abramovitch o Sala,,state qui nel blog a parlare male e sputare rabia,,ma si chiama sfiga

      • full of grace

        Non lo so Alban come si chiama, ma sono convinta che
        si sfidano solo le persone che si stimano.

  • Oscar

    snobismo, codardia, arretratezza, questa fiera in tre parole

  • Lino Rigoli

    e’ triste vedere Politi invecchiare male, sputare sentenze ed insulti dalla sua pessima rivista, prona alle mode e buttarsi ora sul mercato. Che brutta vecchiaia!

    • straniero

      diventari vecchi e una forttuna,,e quello che sputa rabia e mangia rabia sei te che credi di essere giovane a prlare male,,
      arrivare invecchiarsi come Politi e una forttuna e magari se tu avrai la sua forttuna,,se
      secondo me sei invidioso perche sei fuori dal sistema del Arte e sarebbe tipico dei sfigatti come te

      vai a rilasarti al mare o montagna

  • Rossella

    Aspettarsi da commercianti che abbiano un fine diverso dal vendere mi sembra abbastanza ingenuo.L’arte crea un immaginario di segni e valenze che le necessità degli operatori del settore portano a valorizzare e storicizzare in buona e/o cattiva fede dovendo pagare pegno al mercato.Politi ha delle necessità come tutti gli altri galleristi e sempre sarà cosi.Cosi è sempre stato.Quello che piu cambiare non è il “sitema” ma la capacità del pubblico di riconoscere il valore e il senso dell’arte indipendentemente da quanto il mercato e tutti i suoi operatori hanno bisogno di valorizzare.C’è arte altrove,anche in luoghi non preposti ad ospitare e legittimare l’arte,in autori non conosciuti,e magari anche in chi non sa nemmeno di essere autore.Se l’opera la fa anche il frutore,se Duchamp ha indicato una strada bisognerebbe percorrerla con piu coraggio.Con una sensibilita capace di raccogliere segni e significati,altrove.Non in musei,gallerie,testi critici,pur utili e necessari.Cosa si puo aspettare da Politi.Che cerchi di vendere,non altro.Cosa ci si puo aspettare dal pubblico.Che abbandoni le mitologie e i luoghi comuni,fisici e non che costellano l’olimpo dell’arte.Come tutte le religioni l’arte ha bisogno di fedeli ,promettendo senso,a chi non riesce a trovarne altrove.Finquando il pubblico demanderà ad altri la responsabilità di stabilire valori,valenze,germinazioni di senso…..sarà sempre in balia di chi vorrà vendergli qualcosa.Politi compreso insieme a tanti altri.

  • Lino Rigoli

    Penso che dietro queste risposte mascherate da stranieri che si fanno paladini di Politi ci sia lo staff di Flash Art oppure lo stesso Politi, poeta fallito buttatosi sul mercato. Ha ragione il grande Giulio Paolini: le fiere d’arte sono case d’appuntamenti o siti pornografici. E Politi ne è il degno rappresentante.

  • Politi, nonostante il suo delirio Milano centrico, vagamente razzista.

    Provocando e sparando a caso per difendere la sua creatura, in realtà ci prende bene, naturalmente non cita le mete esotiche reali con economie ricettive, come Brasile, Cina, India.

    In base alla mia breve esperienza le fiere all’estero sono interessanti, costano meno, adorano l’arte e o stile italiano, probabilmente sbagliando ma con quello che chiede Politi con la sua straordinaria anti fiera, è possibile seguire tre progetti all’estero.

    Dalla mia poca esperienza, quando in questo paese si propongono dei progetti innovativi e poco costosi, non funzionano mai.

    Come diceva Flaiano, in Italia tutti corrono in soccorso del vincitore.

    Il problema di fondo resta nel fatto che in Italia non si è abituati come in altri paesi e culture a fare gruppo, in seconda battuta quando questi progetti si devono finanziare, tutti spariscono.

    A me piace la fuga, naturalmente rispetto il gusto degli altri.

    Le fiere sono strumenti importanti, in particolare per le piccole gallerie un momento decisivo, di visibilità e di giudizio da parte di un grande pubblico, una valutazione sul lavoro della galleria e degli artisti, il vero confronto con il mercato.

    Perché si fanno tante fiere e ne nascono di nuove?
    Semplice perché funzionano!

    Molte andrebbero aggiornate, riviste, dicevo prima diversificate, con identità e obiettivi differenti.

    Personalmente vorrei che se ne facessero di più e più interessanti.
    Poniamoci delle domande precise, come mai Roma non ha una stagione all’altezza delle altre grandi capitali europee? importanti città italiane non hanno una fiera dedicata al contemporaneo pensiamo semplicemente a Venezia, Firenze, Napoli.

    Lo stato da parte sua, dovrebbe dare gli strumenti adatti per farci lavorare in serenità. Politi e sceso nel merito in maniera precisa, non saprei cosa aggiungere in più.

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