Crowdfunding da Oscar. Fra i premiati a Los Angeles il Best Documentary Short è Inocente, storia di una homeless che si riscatta grazie alla sua arte…

Il viaggio di una persona alla ricerca della propria identità attraverso il potere catartico dell’arte. Nel vasto palmares dei Premi Oscar 2013, c’è anche quello per, che racconta la storia vera di una ragazza di 15 anni di origine messicana, senza una fissa dimora ma con il sogno di essere un artista. La sua esistenza […]

Il viaggio di una persona alla ricerca della propria identità attraverso il potere catartico dell’arte. Nel vasto palmares dei Premi Oscar 2013, c’è anche quello per, che racconta la storia vera di una ragazza di 15 anni di origine messicana, senza una fissa dimora ma con il sogno di essere un artista. La sua esistenza viene descritta tramite le parole e gli occhi (colorati di un trucco vivo e sgargiante) di chi ha affrontato una vita di ostacoli e sofferenze. Diretto da Sean Fine e Andrea Nix Fine, si ambienta a San Diego, in California: con i colori brillanti e le forme gioiose dei lavori di Inocente Izucar, che testimoniano la volontà di dare un’altra direzione rispetto a quella stabilita dal destino alla propria vita.

Oggi infatti, a 19 anni, qualcosa per lei è di sicuro cambiato, dopo avere avuto la chance di dare prova del proprio talento con la sua prima mostra d’arte, ma anche a questo punto con la vittoria agli Awards. Un film che rappresenta uno spaccato della condizione in cui sono costretti a vivere circa 1,7 milioni di ragazzi sotto i 18 anni, secondo la National Alliance to End Homelessness. E che rappresenta un nuovo successo dello strumento del crowdfunding: realizzato grazie ad una campagna su Kickstarter.com, un sito dove la comunità online può contribuire a sostenere le spese per la creazione di progetto…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.