Come diventare un’opera d’arte? Basta una pallina. A Londra, due performer si trasformano in sculture viventi. Infiltrandosi da Saatchi e alla Tate Modern


Sculture viventi come Gilbert&George o One Minute Sculptures à la Erwin Wurm? O, ancora, infiltrati al museo come Banksy? Un misterioso duo di performer di cui conosciamo solo i nomi di battesimo – Doug e Mikael – ha realizzato qualche giorno fa un’operazione a metà tra l’azione artistica e la goliardata (il video si chiama […]

Sculture viventi come Gilbert&George o One Minute Sculptures à la Erwin Wurm? O, ancora, infiltrati al museo come Banksy? Un misterioso duo di performer di cui conosciamo solo i nomi di battesimo – Doug e Mikael – ha realizzato qualche giorno fa un’operazione a metà tra l’azione artistica e la goliardata (il video si chiama “gallery hijack”) intrufolandosi in due templi dell’arte londinese: la Tate Modern e la Saatchi Gallery. 
Per dimostrare (ce n’è ancora bisogno?) che è il contesto a legittimare l’opera d’arte, i due si sono posizionati, immobili e con una pallina da ping pong in bocca, accanto agli altri lavori, scatenando l’ovvia curiosità dei visitatori, che non hanno avuto nessuna difficoltà a identificarli come opere e li hanno osservati e fotografati con la stessa attenzione che si riserva a tutti i lavori conservati nelle sale di un museo. L’azione è andata avanti per una manciata di minuti, prima di essere, prevedibilmente, interrotta dalla sicurezza.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • ah ah visitatori sempre più scemi!

  • yris

    e arte sempre più insulsa, tanto da non permettere di tracciarne i confini

  • jam

    …se l’effetto è quello di ricordarci quanto piatta e post concettuale ( inteso come concetto pensato a opera finita ) risulti il 90% dell’arte contemporanea ci sono riusciti. Bravi

  • morganthal
  • Ma avete visto quanta gente nel Museo? Quanti visitatori? Che paradiso!

    • A Estrangeira

      E quanti ragazzi GIOVANI!! Non se ne può più di andare in ogni qualsiasi evento culturale e vedere gente dai 40 in sù. Non è ora di ripensare il modo con cui trasmettiamo arte a scuola? Dei sedicenni a vedere azioni del genere si sarebbero gasati a vedere quante possibilità hanno gli artisti oggi per esprimersi. Se continuiamo a insegnare l’arte come bello assoluto da tutelare-e-non-toccare resterà una cosa poco interessante e buona solo per borghesi acculturati..

  • Angelov

    Azione fulminea, seguita da situazione di apparente stasi, che si protrae per il tempo necessario per filmare le varie posture, dando la sensazione che sia trascorso tantissimo tempo.
    Quelli della sicurezza, presi in contropiede…
    Ahahahahah…

  • A Estrangeira

    Rispondo ai due commentatori sui visitatori “scemi” e dell’arte “insulsa” che azioni come queste ci ricordano che l’arte ha confini mobili ed è materia viva, cosa che musei ed educazione hanno dimenticato.

  • annapetra

    scusami ma l’arte è anche intelligenza, sentimento, comunicazione, questi due performer hanno dimostrato quanto l’arte ormai è lontana dagli artisti che hanno perso il “senso” dell’arte, tu dici materia viva ma in realtà la stiamo uccidendo

    • A Estrangeira

      Quello che questi due artisti uccidono è l’idea che l’arte debba essere espressione trascendentale, quando sappiamo bene come questa estetica crociana sia stata bruciata da tutte le avanguardie, post avanguardie e ri-avanguardie. Diresti lo stesso per la Merda d’artista di Manzoni? Per il pisciatoio di Duchamp? Questi due performer hanno semplicemente voluto dimostrare che spesso è il contesto a far l’opera e non viceversa, e che le idee intelligenti non per forza debbano essere mostrate sotto forma di bel quadro che trascenda la nostra vita quotidiana. Anzi, forse se imparassimo a prendere di più gli stimoli che ci danno loro, impareremo ad essere più critici contro tutto quello che si passa sotto gli occhi tutti i giorni.

  • annapetra

    il sentemto, l’anima, il lavoro per ottenere un’opera d’arte, il sudore, il pensiero, l’emozione dove stanno? Queste sono ottime trovate pubblicitarie, ma dai…

  • annapetra

    Manzonoo non ha fatto solo merda d’artista, ha una storia, cosi come Duchamp e tanti altri, oggi invece con una trovata “comunicativa” vogliamo appellarci artisti

  • annapetra

    Manzoni non ha fatto solo merda d’artista, ha una storia, cosi come Duchamp e tanti altri, oggi invece con una trovata “comunicativa” vogliamo appellarci artisti

    • Angelov

      C’è anche una componente nel fare artistico che è il Gioco.
      L’aspetto ludico, che è stato una componente fondamentale nel cammino dell’arte in generale, vedi l’Arte >Povera, solo per citare un esempio; il gioco è come una specie di lubrificante per la fantasia e l’immaginazione; questo non vuol dire che un artista debba essere un bontempone.

      Homo Ludens di Huizinga, chi l’ha letto?