Chi farà il ministro della cultura non appena si formerà il nuovo governo? Qualche nome plausibile per la poltrona più alta del Collegio Romano

Partiamo dal presupposto più verosimile allo stato attuale delle cose. A meno di un improbabile recupero del PdL o di un clamoroso successo (“sopra il 35%” c’è qualcuno pronto a giurare) del Movimento 5 Stelle, dovrebbe essere la coalizione composta da SEL, Partito Socialista, Centro Democratico e PD quella a risultare detentrice della maggioranza relativa. […]

La sede MiBACT in via del Collegio Romano
La sede MiBACT in via del Collegio Romano

Partiamo dal presupposto più verosimile allo stato attuale delle cose. A meno di un improbabile recupero del PdL o di un clamoroso successo (“sopra il 35%” c’è qualcuno pronto a giurare) del Movimento 5 Stelle, dovrebbe essere la coalizione composta da SEL, Partito Socialista, Centro Democratico e PD quella a risultare detentrice della maggioranza relativa. Tutto questo significa una sicura maggioranza alla Camera dei Deputati, da vedere poi se confermata, su base regionale, al Senato della Repubblica. E in un paese a bicameralismo perfetto ciò potrà rappresentare un problema.
Partiamo dall’ipotesi della coalizione che eleggerà premier Pier Luigi Bersani possa alla fine acciuffare la maggioranza (magari con il trasbordo di qualche grillino? Non è da escludersi) in entrambi i rami del Parlamento grazie alla conquista della Lombardia. In questo caso il Ministero sarà appannaggio di uno dei tre partiti della coalizione (difficilmente il PS porterà a casa un ministro anche in caso di vittoria del centro sinistra).
Per il Centro Democratico c’è pronto Giovanni Maria Flick, curriculum specchiato e grande pedigree da uomo di stato: giurista, ministro della Giustizia con Prodi, poi presidente della Cassazione. Se per il movimento guidato da Bruno Tabacci dovesse spuntare un ministero, potrebbe essere questo. Per SEL in pole position c’è un professore, si chiama Giuliano Volpe, è classe 1958 e fa il rettore dell’Università di Foggia, uno dei capoluoghi delle terre vendoliane. I beni culturali e in particolare l’archeologia sono sempre stati il suo focus. E veniamo al partito più forte della coalizione, il PD, che porterà a casa, in caso di vittoria, un bel gruzzoletto di ministri. Se tra questi ci sarà anche quello del Collegio Romano il nome papabile – in tempi di conclave, poi… – è senz’altro quello di Matteo Orfini, che nel Partito Democratico è responsabile nazionale della cultura. Il ‘giovane turco’ sta studiando da ministro da mesi e mesi. Riuscirà, non ancora quarantenne, a conquistare gli onori (e i fin troppi oneri) di una poltrona così importante nell’ipotetico governo Bersani?
Già, governo Bersani. Ma non è affatto detto che vada a finire così. Le truppe di centro sinistra, dopo lo spoglio che senz’altro prenderà buona parte della giornata di martedì, potrebbero rendersi conto di doversi avvalere dell’aiuto di altri laddove questi “altri” con buona approssimazione potrebbero essere i centristi guidati da Monti. In quel caso non sappiamo chi sarà il premier, ma possiamo ipotizzare chi sarà il ministro: Ilaria Borletti Buitoni, signora milanese che si è dimessa dalla presidenza del FAI per seguire Mario Monti e la sua Scelta Civica. Lo scorso anno ha scritto per Electa “La cultura salverà il nostro paese?”. Auguriamoci, nel caso, che possa togliere il punto interrogativo!

  • Pino Verbari

    Machiavelli, è sempre attuale, nel “Il Principe, scritto 500 anni fa, enuncia in modo icastico alcuni dei problemi che ancora si ripercuotono ancora sulla nostra società in maniera ridondante come l’incapacità in tutti i sensi e non la laurea in mano ad inetti, per cui, ormai l’italiano, come me, intravede, la teoria secondo la quale, molti sono portati a pensare che le cose del mondo siano governate dalla fortuna e da DIO e che questi uomini, con la loro prudenza non possono ne’ correggerle, ne’ porre rimedio, e preferiscono astenersi da giudizi per lasciarsi governare dalla sorte. Forse non conosce Seneca il quale sostiene che la fortuna non esiste perché si tratta solo dell’estro che incontra l’occasione. E i nostri manager di estro ne hanno da vendere
    Pensandoci bene, io, adesso, vedo solo l’infinito
    Scusate la mia presunzione, resterò sempre un onesto velleitario. Giuseppe (Pino) Verbari

  • luigi

    certamente Orfini ha affermato di recente che il ministero, oltre ad alleggerirsi al centro e rafforzare la sua capacità di azione nelle sedi regionali, ha bisogno di ridurre il numero delle direzioni generali e istituirne invece una solo per l’arte contemporanea, essendo che a “dirigere” la politica del governo nel settore non può essere il MAXXI