Basta chiamarsi Vanilla Ice per trasformarsi in designer? Guardate che obbrobrio di lampadario ha firmato la superstar del Rap: ma anche Pharrell Williams e Brad Pitt…

Disponibile in due finiture: nichel lucido o ottone vintage. Per modulare meglio il disgusto: sì, perché non ci possono oggettivamente essere mezze misure per sottolineare la bruttezza del lampadario che vedete nella foto, accanto al suo famosissimo designer. Vi pare un volto non nuovo? Probabile, visto che si tratta di Rob Van Winkle, vero nome […]

Vanilla Ice con il suo lampadario

Disponibile in due finiture: nichel lucido o ottone vintage. Per modulare meglio il disgusto: sì, perché non ci possono oggettivamente essere mezze misure per sottolineare la bruttezza del lampadario che vedete nella foto, accanto al suo famosissimo designer. Vi pare un volto non nuovo? Probabile, visto che si tratta di Rob Van Winkle, vero nome della superstar della musica Rap americana Vanilla Ice, che non ha trovato nulla di meglio da fare che disegnare un’intera collezione di lampadari e lampade da parete per l’azienda Capitol Lighting.

Un personaggio che ha già messo a frutto la sua notorietà diversificando le proprie attività, dal settore immobiliare ad una serie tv dedicata alle ristrutturazioni di abitazioni. Ma il design è un’altra cosa, e questi orrendi lampadari – che probabilmente incontreranno il gusto medio americano – non fanno che confermare che essere una star della musica o del cinema, non significa automaticamente poter progettare begli oggetti. Ed i precedenti, a confermare la regola, non mancano davvero: da Brad Pitt, autore di una assai discussa collezione di mobili, a Pharrell Williams, altra star musicale che ha esposto la sua poltrona The Tank – seduta in pelle su cingoli in plexiglass – nientemeno che alla Galerie Emmanuel Perrotin di Parigi. Ma evitare figuracce no eh?!

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.