Un museo per Obama. Curatori del National Museum of African American History and Culture di Washington sguinzagliati fra il pubblico del recente Inaugural speech: per arricchirsi di memorabilia presidenziali…

Non si esaurisce con l’enorme arazzo di Chuck Close esposto alla National Portrait Gallery di Washington, né con gli auguri pubblici via CNN da parte di Ai Weiwei, tutte cose di cui vi abbiamo parlato a suo tempo su Artribune, l’attenzione dell’artworld – in senso lato – per Barack Obama, oltremodo riattivatasi con l’occasione del […]

Memorabilia da museo (foto Washington Post)

Non si esaurisce con l’enorme arazzo di Chuck Close esposto alla National Portrait Gallery di Washington, né con gli auguri pubblici via CNN da parte di Ai Weiwei, tutte cose di cui vi abbiamo parlato a suo tempo su Artribune, l’attenzione dell’artworld – in senso lato – per Barack Obama, oltremodo riattivatasi con l’occasione del recente Inaugural speech 2013. Non si esaurisce, anzi varca direttamente le soglie del museo: non un museo “tradizionale”, stavolta, ma lo Smithsonian’s National Museum of African American History and Culture, da sempre pronto ad accogliere nelle sue collezioni le più diverse forme della creatività, spesso commistionata con l’attualità sociale.
È questo il caso più classico: proprio il giuramento bis del presidente, quando tra la folla festante si aggiravano guardinghi i curatori del museo, pronti ad adocchiare le “opere” più meritevoli. Ovvero spillette, cappellini, orecchini, gadget vari, meglio se fatti a mano, indossati dai presenti fra il pubblico: unica prescrizione, la presenza dell’effigie presidenziale. Il curatore William Pretzer – racconta il Washington Post – vicino all’Hirshhorn Museum, la collega Elaine Nichols sul lato nord, vicino al Newseum. Pronti a raccogliere informazioni, per successivamente chiedere al fan di turno il gran gesto della donazione, per arricchire la già ampia sezione di memorabilia obamiane, ricca di 300 artifacts…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.