Torna a casa Fendi! La mitica maison restaura con 2,5 milioni la Fontana di Trevi. Anche stavolta un accordo pubblico-privato in assenza di bando. Un nuovo caso Della Valle?

Lo stile sbarazzino e giovanilista del Ponte di Rialto jeansato Diesel; il look casual-chic del Colosseo in Tod’s: tra plausi e polemiche ci si va abituando al griffaggio selvaggio delle case di moda su restauri e interventi di conservazione; mano tesa da parte dell’impresa a un patrimonio in costante debito di maquillage. Nel filone dei […]

Roma, Fontana di Trevi

Lo stile sbarazzino e giovanilista del Ponte di Rialto jeansato Diesel; il look casual-chic del Colosseo in Tod’s: tra plausi e polemiche ci si va abituando al griffaggio selvaggio delle case di moda su restauri e interventi di conservazione; mano tesa da parte dell’impresa a un patrimonio in costante debito di maquillage. Nel filone dei magnati di lusso (Renzo Rosso spende a Venezia 5 milioni; Diego Della Valle a Roma cinque volte tanto) ecco inserirsi pure il marchio Fendi, che inaugura la lunga marcia verso il novantesimo compleanno della griffe, con il sostegno ai lavori di pulitura di uno dei più amati, riconosciuti e fragili monumenti romani. Il programma Fendi for fountains mette sul piatto 2milioni e 180mila euro: cantieri da avviare al più presto per restituire al suo antico splendore, entro il 2015, la Fontana di Trevi, ferita dai cedimenti di frammenti della decorazione marmorea, nello scorso mese di giugno. Pochi mesi dopo, nell’inverno 2011, altri crolli costarono al Comune 320mila euro.
Per la maison si tratta, in fin dei conti, di un ritorno a casa: proprio a Roma era nata nel 1925 l’avventura dei Fendi, prima che il marchio entrasse nell’orbita della francese LVMH. Testimonial dell’operazione l’intramontabile Karl Lagerfeld, giunto nella Capitale per la presentazione di un progetto che vedrà, a breve, il concorso per individuare la ditta incaricata dei lavori. Ditta a cui sarà chiesto di procedere un passo alla volta, senza ingabbiare un monumento che resterà – seppur bendato – il più possibile fruibile.

Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi

Tutto è bene quel che finisce bene? Forse. Anche stavolta si attendono le infuocate proteste che, non di rado, accompagnano interventi di questo tipo. E già Il Messaggero stamane gioca d’anticipo, chiedendosi che fine abbiano fatto i 250mila euro promessi a suo tempo dall’imprenditore capitolino Mauro De Dominicis. Annunciato dono di cui non s’è più saputo nulla.
Vuoi vedere che anche qui qualcuno si metterà d’impegno per sottolineare, con raccapriccio, quanto forte sia l’invadenza delle mega aziende italiane – per lo più di ambito fashion – nelle faccende che dovrebbero competere la gestione pubblica dei beni culturali? Uno scambio impari, si è spesso commentato: loro danno un po’ di quattrini, ma di fatto si impossessano dell’immagine di un capolavoro che appartiene alla collettività. Rapaci operazioni di branding o opportuna partecipazione dell’upper class danarosa alle politiche culturali nazionali? Filantropia o business?
E vuoi vedere che anche stavolta il caso esploderà, come fu per il chiacchieratissimo intervento di Della Valle sul Colosseo, per via di una mancata concessione con regolare evidenza pubblica? Nessuna gara, nessun bando. Nel caso dell’altra grande partnership romana, l’operazione era stata oggetto, coltre che di un fiume di polemiche, anche di un esposto da parte della Uil Beni Culturali, che aveva ipotizzato il reato di abuso d’ufficio proprio in merito alla convenzione stipulata tra l’allora commissario straordinario all’Archeologia di Roma, Roberto Cecchi, e il Gruppo Tod’s di della Valle. Un accordo tutto privato, si disse, che ignorava i criteri di selezione e di assegnazione consoni a un’istituzione pubblica. Ovvero: lo sponsor propone, sborsa e si aggiudica l’affare, per direttissima. Il timore, adesso, è che si possa assistere a uno sgradevole replay. Anche per Fendi e la Fontana di Trevi potrebbe sollevarsi un agguerrito j’accuse di autority, associazioni, sindacati, o persino di altri imprenditori potenzialmente interessati. Seguito ovviamente, dal solito polverone mediatico.

Diego e Andrea Della Valle, in posa di fronte al Colosseo

La domanda è: ma se si provvedesse a gestire questo tipo di operazione tramite bando pubblico, non si eviterebbero rallentamenti, ostacoli e polemiche di sorta?
Fastidi a parte sembra un momento felice per le piazze della Città Eterna e le asfittiche casse dell’ente pubblico: fresco il restauro della Fontana del Moro in Piazza Navona, vandalizzata nel settembre del 2011 a colpi di sampietrino. Dal governo del Belize e dalle tasche del suo ambasciatore in Italia, ecco la somma di quindicimila euro per rimettere le cose a posto: il denaro è stato stanziato tagliando il fondo per i festeggiamenti del giorno dell’Indipendenza del minuscolo paradiso caraibico.

Francesco Sala e Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.