Souvenir fai da te? A Milano si pagano pure quelli: da oggi costa due euro fotografare l’interno del Duomo. Un’operazione per raccogliere i fondi necessari agli ormai costanti lavori di restauro

C’erano una volta gli accattoni, i barboni; i clochard, se siete di quelli che amano ingentilire le cose a tutti i costi e indorare la pillola. Se ne stavano accoccolati sul sagrato delle chiese, cercando di intercettare almeno un rivolo di quel fluire costante di pia carità cristiana. Oggi le parti si sono invertite. E […]

Duomo di Milano - Dai valore alle tue foto

C’erano una volta gli accattoni, i barboni; i clochard, se siete di quelli che amano ingentilire le cose a tutti i costi e indorare la pillola. Se ne stavano accoccolati sul sagrato delle chiese, cercando di intercettare almeno un rivolo di quel fluire costante di pia carità cristiana. Oggi le parti si sono invertite. E a tendere la mano tremolante sono le chiese stesse. Nel caso di Milano la Chiesa con la c grande, quella per antonomasia. Il Duomo, insomma. Che lancia in queste ore l’operazione Dai valore alle tue foto. I pannelli bilingue posti all’ingresso principale non lasciano spazio ad interpretazioni di sorta: per fotografare l’interno della cattedrale, da oggi, bisogna pagare due euro; sborsati i quali si ottiene un pratico – e visibile – braccialetto rosso, lasciapassare che consente di estrarre macchine fotografiche, smartphone, tablet e cliccare liberi e felici. Un’operazione che, nella sostanza, costituisce una semplice variazione sul tema dell’accesso a pagamento alle chiese: prassi per molti fastidiosa, ma già metabolizzata da tempo sia in Italia sia all’estero. Sulla forma, volendo si può eccepire: a qualcuno verrà in mente il prosaico parallelo tra il braccialetto del Duomo e quello che nei villaggi vacanze spalanca le porte dell’open-bar; a qualcun altro salterà la mosca al naso, e si vedrà leso nel proprio diritto al souvenir; per tacere di quanti proveranno a fare i portoghesi della memoria, fingendo di non sapere e non capire, acquattandosi dietro una colonna, facendo capolino dalle tende dei confessionali.
Su tutto pesa però l’oggettivo problema che sta a monte dell’operazione: il Duomo ha bisogno di un flusso costante di denaro per restare in piedi e farlo nel migliore dei modi. E quei soldi, da qualche parte, devono pur essere presi. Il milanese sta rispondendo, aderendo alla campagna Adotta una guglia, che in cambio di un obolo offre l’eternità di un nome inciso sulle guglie restaurate; il turista fa altrettanto, se è vero che nell’ultimo anno, dall’introduzione del ticket di cinque euro per gruppi e scolaresche, si marcia a un media di circa 10mila accessi al giorno. Ora tocca ai fotografi della domenica.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.