Prato si affaccia sul 2013. Dopo quindici anni di restauro riapre il Museo di Palazzo Pretorio, con due grandi mostre a marzo e settembre: qui le prime foto…

Dopo il rinnovo della convenzione tra Regione Toscana e Museo Pecci, Prato punta sempre più in alto. E in controtendenza con il clima di crisi diffuso, il 2013 vuole confermarsi come l’anno della rinascita, sia culturale che economica. Punta di diamante del nuovo programma di eventi sarà quindi la riapertura del Museo di Palazzo Pretorio, […]

Palazzo Pretorio - secondo piano

Dopo il rinnovo della convenzione tra Regione Toscana e Museo Pecci, Prato punta sempre più in alto. E in controtendenza con il clima di crisi diffuso, il 2013 vuole confermarsi come l’anno della rinascita, sia culturale che economica. Punta di diamante del nuovo programma di eventi sarà quindi la riapertura del Museo di Palazzo Pretorio, chiuso per restauri dal 1998. Una riapertura graduale, che si realizzerà in concomitanza con un programma di grandi mostre, studiate appositamente per stimolare un maggiore interesse verso il ricco patrimonio pratese. Il 22 marzo inaugurerà L’arte di gesso di Jacques Lipchitz, un’estesa retrospettiva sul maestro lituano-statunitense, che occuperà fino a fine maggio i locali del primo piano. Le opere esposte, frutto di una donazione da parte degli eredi dell’artista, entreranno poi a far parte della collezione permanente del Museo.
Ma il vero culmine di questo 2013 sarà nel mese di settembre, quando anche le sale del secondo piano apriranno al pubblico, con l’inaugurazione della grande mostra Da Donatello a Lippi. Officina pratese. Curata da Andrea De Marchi e da Cristina Gnoni Mavarelli, la mostra racconterà una storia alle origini dell’arte rinascimentale, che parte dalla fabbrica della prepositura di Santo Stefano, coinvolgendo artisti del calibro di Donatello, Michelozzo, Maso di Bartolomeo, Paolo Uccello e Filippo Lippi. Delle 69 opere esposte, oltre due terzi proverranno da musei e collezioni di tutto il mondo. Un progetto ambizioso, che graverà non poco sulle casse del Comune: già il restauro del Palazzo, venuto a costare oltre 10 milioni di euro, era stato supportato da un 60% di finanziamenti pubblici. E l’organizzazione delle singole mostre, è stata resa possibile solo grazie al coinvolgimento di enti privati, come Cassa di Risparmio di Prato e Mondo Mostre. Ma giunti al momento di testarne l’efficacia, il successo della sfida non potrà essere valutato solo in base al numero dei visitatori.
Nelle parole del sindaco Roberto Cenni: “il prestigio del palazzo in cui le opere verranno esposte, il richiamo alle radici stesse di Prato, grande officina del Rinascimento, potranno servire per inserirci in un circuito di scambi e rapporti di livello internazionale”. In attesa delle prossime inaugurazioni, Artribune vi offre in anteprima qualche assaggio delle future mostre, più alcune foto “rubate” negli interni del Palazzo, ancora in fase di allestimento.

– Simone Rebora

www.palazzopretorio.prato.it


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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.