Luca Nannipieri Vs Ilaria Borletti Buitoni: suicida lasciare i Beni Culturali alla fine dell’agenda politica. La replica: “Monti non poteva agire, aveva altre priorità”. Secondo voi chi è nella ragione?

Serrato botta-e-risposta (e contro risposta) sui temi di politica e cultura fra Luca Nannipieri e la presidente dimissionaria del FAI, Ilaria Borletti Buitoni, originato da un articolo del giornalista e saggista pubblicato ieri da Libero, con l’inequivocabile titolo “Le tristi idee sulla cultura di Monti e Bersani”. “Sistemati i conti, la cultura sarà una priorità”, […]

Ilaria Borletti Buitoni

Serrato botta-e-risposta (e contro risposta) sui temi di politica e cultura fra Luca Nannipieri e la presidente dimissionaria del FAI, Ilaria Borletti Buitoni, originato da un articolo del giornalista e saggista pubblicato ieri da Libero, con l’inequivocabile titolo “Le tristi idee sulla cultura di Monti e Bersani”.
Sistemati i conti, la cultura sarà una priorità”, risponde la Borletti Buitoni, che nei giorni scorsi ha terremotato i vertici del Fondo Ambiente Italiano annunciando la propria candidatura con Mario Monti, che ha indotto Salvatore Settis alle dimissioni. “Il governo Monti ha dovuto privilegiare le gravi emergenze economiche per affrontare le quali era stato creato, trascurando l’ambito culturale. È importante sottolineare questa premessa: la difficoltà del momento in cui ha operato”, sottolinea la neocandidata, cercando di difendere il Professore dalle accuse di immobilismo culturale mossegli da Nannipieri. E non si ferma neanche davanti all’impossibile, la signora, ovvero difendere il neo-compagno di schieramento – ahinoi, per oltre un anno Ministro per i Beni Culturali – Lorenzo Ornaghi: “ha dovuto agire all’interno di una situazione difficilissima, in un contesto punitivo con fondi tagliati del 30%, con i musei che non hanno i soldi per cambiare le lampadine”.
Tutte ragioni che, oltre a non convincere noi, non convincono per niente Nannipieri, che infatti non tarda a riprendere in mano l’affilata penna: “Ilaria Borletti Buitoni, per giustificare la totale mancanza di politiche culturali di un anno di Governo Monti, dice che non si può pretendere di risolvere i problemi dei beni culturali, peggiorati nel corso degli ultimi 12 anni, nel giro di pochi mesi. Questo è un modo di pensare che va totalmente superato, anche perché nel giro di pochi giorni si può scatenare una guerra in Mali e in Libia, mentre invece per affrontare di petto, con urgenza e radicalità, una riforma della cultura e dell’educazione si dice che servono anni se non decenni – replica con grande sicurezza -. Così ragionando, le priorità ritenute più impellenti saranno sempre altre, con la scusante che, per i beni culturali, ci vuole calma e molto tempo. La conseguenza politica di un simile ragionamento è sotto gli occhi di tutti: il Ministero dei Beni Culturali viene sempre affidato a figure politiche poco forti perché tanto i Ministeri che contano – e le decisioni che contano – sono altri”. E voi, da che parte state?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Gertrude

    Hai voglia a parlare. La verità è che monti aui beni culturali è figura indifendibile

  • Emidio De Albentiis

    Ha ragione da vendere Luca Nannipieri! La presidentessa dimissionaria del FAI, che con il suo agire avventato e scorretto rischia di distruggere quanto di buono ha fatto in questi anni lo stesso FAI, si sta rivelando ogni giorno di più una “politica” arrivista e senza scrupoli. Meglio che lasci il FAI al più presto e che non venga eletta

  • Angelov

    La Cultura dovrebbe essere apprezzata da questi cattivi politici, perché è proprio per merito della Cultura, se le genti hanno imparato ad essere tolleranti, e non per codardia, ma per il rispetto delle leggi, e che finora si sono astenuti dal letteralmente defenestrarli, come invece si meriterebbero.
    La Cultura trattata come un bene superfluo, dimostra solo quanto incolti ed incapaci siano quelli che così vorrebbero che fosse.

  • CATERINA BON VALSASSINA

    Ma se le soluzioni per la cultura sono quelle enunciate da Nanniperi su “Libero” e’ meglio il suicidio

  • Marco Romano

    La cura dei monumenti e del paesaggio è stata affidata dalla Repubblica di Weimar allo Stato – quello che sarà poi il Terzo Reich – per la prima volta in una Costituzione, e questo principio, che lo Stato sia la giurisdizione sul suo territorio, è il fondamento de “Il nomos della terra” di Carl Schmidt (descritto in seguito come l’ideologo del nazismo); sicché la consapevolezza di questo nesso suggerirà alla Repubblica federale del dopoguerra di affidarla ai Land e, se essi ritengono, ai comuni a viaggiare in Germania, come mi capita spesso di città in città, è una cura molto più attenta di quanto non sia stata in italia.

    L’Italia seguì le orme della Germania: le leggi del 1939 affidano protezione e tutela allo Stato, Mussolini affiderà, in un notissimo discorso, questo compito alle Soprintendenze (curiosamente raccomandando di sorvegliare i podestà che in defintiva egli stesso aveva nominato) e nel Congresso dell’Istituo nazionale di urbanistica tenuto a Palrmo nel 1939 per discutere la nuova legge urbanistica (quella del 1942, una legge intimamente fascista) una vibtrabntge mkizione chiese di escludere la dizione “piani regionali” – che in effetti venne sostituita da quella “piani territoriali” perché il territorio della Patria fascista è uno e indivisibile.

    Nella nostra costituzione Concetto Marchesi – comunista ed espressione di un’altra concezione totalitaria che sperava di far prevalere anche in Italia – riprese la dizione di Weimar e propose di affidare allo Stato la protezione di quello che ora chiamiamo patrimonio, ma per fortuna Emilio Lussu e Aldo Moro sottolinearono che si trattava di tutela, e che questa tutela spettava alla Repubblica, costituita dallo Stato ma anche dalle Regioni, dai Comuni e anche dai cittadini.

    Da tre anni i francesi, che hanno un’amministrazione centralizzata, stanno seriamente dibattendo nei giornali – su Le Monde per esempio – su come disarticolare la tutela del patrimonio a livelli territoriali e forse chiudere i musei, un dibattito cui partecipano i funzionari ministeriali perché consapevoli di una crisi gestionale evidente cui occorre contrapporre un nuovo e diverso modello.

    Di questa cultura europea Luca Nannipieri sta facendosi portatore, con grande scandalo di una organizzazione burocratica e concettuale che ha difficoltà a capire come il relativo disastro delle nostrre politiche di gestione del patrimonio sia spesso dovuto proprio allo schema continuamente rivendicato ma intrinsecamente inefficiente.

    MARCO ROMANO

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