Il futuro dei musei italiani? Con questa spending review non si va da nessuna parte… Su Artribune Magazine, riflessioni (e qualche ricetta) di Gabriella Belli

Le collezioni italiane hanno subìto, durante il ventennio fascista, un arresto notevole, da cui è stato difficile risollevarsi. Gli attuali tagli ai budget stanno creando un altro vuoto che sarà complicato colmare per tenersi al passo con gli altri Paesi europei? Domanda capitale, alle cui risposte sono legati i destini attuali di tante strutture culturali […]

Gabriella Belli

Le collezioni italiane hanno subìto, durante il ventennio fascista, un arresto notevole, da cui è stato difficile risollevarsi. Gli attuali tagli ai budget stanno creando un altro vuoto che sarà complicato colmare per tenersi al passo con gli altri Paesi europei? Domanda capitale, alle cui risposte sono legati i destini attuali di tante strutture culturali italiane, ma soprattutto il futuro delle stesse.
A chi porla? Artribune Magazine ha guardato a una persona che da decenni è ai vertici di musei, e che ha dimostrato che trovare stimoli nuovi davanti a situazioni nuove che venivano affidate alle sue cure. In altre parole, alla persona che ha creato e diretto per anni il Mart di Trento, e poi ha accettato il timone dei Musei Civici di Venezia. Avete capito, parliamo di Gabriella Belli: a lei abbiamo cosa si può fare in un momento di crisi come quello nel quale siamo immersi.
E lei non si è certo tirata indietro: “purtroppo questa spending review, questa situazione pesantissima nell’ambito dei beni culturali ha da anni messo il coperchio all’incremento del patrimonio. C’è stato un piccolo intervento nel periodo di costruzione del Maxxi a Roma con una campagna di acquisizioni, e tuttora il Ministero fa qualche raro acquisto…”. Insomma, in che direzione guardare? Per le altre risposte, vi toccherà aspettare di leggere la rivista: ormai manca poco, chi passerà ad Artefiera Bologna la troverà fresca di stampa…

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • perchè ci vuole un’altra idea di museo. ma i “professionisti del museo” per capire devono necessariamente sbattare contro i tagli…e quindi ben vengano i tagli.