Fermate il disastro in Mali. In primis quello umano, ovvio: ma l’Unesco lancia l’appello alle forze in campo per bloccare le distruzioni integraliste a Timbuctu

Nel giorno in cui si registrano 41 vittime per il blitz in Algeria, conseguenza del riacutizzarsi delle tensioni nel confinante Mali, è evidente che tutte le attenzioni debbano andare alla salvaguardia delle vite umane ed a prevenire ulteriori episodi di scontro fra gli estremisti islamici e le forze internazionali, francesi ma non solo. Eppure c’è […]

Integralisti distruggono un santuario a Timbuctu (foto bellenews.com)

Nel giorno in cui si registrano 41 vittime per il blitz in Algeria, conseguenza del riacutizzarsi delle tensioni nel confinante Mali, è evidente che tutte le attenzioni debbano andare alla salvaguardia delle vite umane ed a prevenire ulteriori episodi di scontro fra gli estremisti islamici e le forze internazionali, francesi ma non solo. Eppure c’è chi – nel rispetto della propria missione – prende lo spunto per un appello a favore del patrimonio culturale: è l’Unesco, che per una volta mette da parte gli studi sul valore culturale della dieta mediterranea o su quali balli possano, e quali no, definirsi “walzer viennesi”.
E prende la parola per invitare l’esercito maliano e le forze francesi a tutelare il patrimonio storico-artistico del Paese, a rischio con i bombardamenti già attuati per frenare l’avanzata dei fondamentalisti arabi. A preoccupare l’organizzazione internazionale, come dichiarato dallo stesso direttore generale Irina Bokova, è in particolare l’area di Timbuctu, già dichiarata Patrimonio dell’Umanità, e già oggetto nel 2012 di attacchi da parte degli integralisti, che hanno demolito molti dei 16 santuari sacri risalenti al 1300.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • La guerra, chiunque la provochi o la pratichi, é iniqua ed é inutile fare domande di questo genere. I Cinesi hanno distrutto i monasteri tibetani, i Sovietici le chiese ortodosse o cattoliche, oppure le hanno usate come palazzi civili massacrandone le opere d’arte presenti, i Cristiani a suo tempo hanno distrutto le moschee e i Mussulmani ogni simbolo di altre religioni. L’unica guerra che, nel limite del possibile, ha rispettato i territori é storicamente la guerra coloniale perché, per sua stessa definizione e natura, il territorio é lo scopo stesso della guerra per cui le Potenze Europee hanno conquistato mezzo mondo lasciandone intatti sia la cultura che i monumenti, ma questo non fa di esse delle benemerite. Anche il Terzo Reich ha invaso molti Paesi senza farvi danni, limitandosi a saccheggiarne l’arte e massacrarne o rendere schiavi gli abitanti, com’era costume anche dell’Impero Romano. Le guerre religiose invece tendono a distruggere le culture perché l’obiettivo é quello. La Comunità internazionale dovrebbe rivolgersi, non ai guerriglieri, che dubito starebbero ad ascoltare le sue contumelie, ma ai Governi che tali guerriglieri armano e finanziano perché, se lasciati alle tradizionali sciabole, farebbero certo meno danni e vittime. Quindi non facciamo finta di non vedere o di non sapere.

  • Angelov

    In realtà la guerra non è iniqua: lo sono le condizioni che lentamente ed impercettibilmente nel corso di anni di apparente pace, hanno creato la legittimazione perché si dovesse ricorrere a quei mezzi per sconfiggere il male: visto da punti diametralmente opposti ovviamente, anche se poi è chi ha ceduto per primo alla tentazione di farne uso, ne dovrà pagare le conseguenze.
    I depositi e le caserme sono sempre pronti e pieni di marchingegno pronti al massacro, e questo nel corso della storia è sempre stato così.
    Un esempio è quello che sta accadendo in Europa, dove molti già scalpitano dopo un così lungo periodo di pace, perché irritati dal veder avvicinarsi il loro centesimo anno “da pecora”, iniziano già a reclamare il loro giorno “da leone”.