Desertificazione culturale. La Spagna taglia in un sol colpo il 20% del bilancio per la cultura: chi si candida a guidare l’Italia intende seguire questa strada suicida?

Né la Spagna, né – tantomeno – l’Italia, posseggono dinamiche amministrative e “lavoristiche” flessibili, in grado di metabolizzare provvedimenti emergenziali e di armonizzare per quanto possibile virtuosamente tagli anche drastici ai bilanci di un determinato comparto. In soldoni: ridurre in un sol colpo del 20% i fondi statali per la cultura, come accade in Spagna nel 2013, […]

Il Museo Reina Sofía, -35% di fondi in 2 anni

Né la Spagna, né – tantomeno – l’Italia, posseggono dinamiche amministrative e “lavoristiche” flessibili, in grado di metabolizzare provvedimenti emergenziali e di armonizzare per quanto possibile virtuosamente tagli anche drastici ai bilanci di un determinato comparto. In soldoni: ridurre in un sol colpo del 20% i fondi statali per la cultura, come accade in Spagna nel 2013, significa pressoché azzerare  – o comunque falcidiare mortalmente – le attività di tante prestigiose istituzioni, stante il fatto che le ingessate economie che ci ritroviamo non riescono a spalmare i tagli sui costi fissi, per esempio burocrazia e personale, riversandoli in toto sulla gestione corrente e sulle attività. Insomma, se taglio i fondi di un 20% non ho servizi del 20% inferiori, ma rischio di averne del 100% inferiori. Annullati, azzerati nonostante l’80% delle risorse continui ad essere erogato.
In altre parole: il rischio molto concreto è quello di ritrovarsi ministeri e soprintendenze – o gli equipollenti uffici iberici – zeppi di inutili uffici e funzionari intoccabili ma sempre più sottoutilizzati, posti a gestire musei o biblioteche o archivi inattivi per mancanza di fondi. Quante volte abbiamo sentito di impiegati impossibilitati a lavorare perché in ufficio manca la carta o l’inchiostro per le stampanti? Paradossi di politiche che faticano a comprendere che l’austerità è una condizione affrontabile, ma solo in un contesto di elasticità e di responsabilità, senza vincoli univoci.
Su questi temi ci piacerebbe udire impegni dai tanti politici italiani che si preparano alla competizione elettorale, ma finora non è capitato; perché questa è la situazione che si prepara a vivere la Spagna, che annuncia per il 2013 un bilancio dello Stato per la Cultura che scende del 19,6%. I fondi assegnati per arte, cinema, musica, teatro, libri, archivi, ammontano a 721 milioni di euro, contro gli 897 milioni del 2012. Ma – dato realmente allarmante, che conferma quanto tratteggiato sopra – sarà del 50% il taglio relativo al sostegno alle “industrie culturali”, che passa da 29,4 a 14,6 milioni di euro. Un esempio su tutti? Il Museo Reina Sofia, che dovrà affrontare un taglio del -20,36%, che sommato a quello del 2012 diventa del 35,08%.

Massimo Mattioli 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.