Caos e caso: comunicazioni involontarie e inconsapevoli alla Fondazione Mudima. Dall’Austria a Milano la performance del progetto “Campo Visivo”, benedetta da Nanni Balestrini

Dodici tartarughe, ironicamente di specie graeca, rivoltate sul proprio guscio all’interno di un bacile. La ripresa a camera fissa del loro disperato tentativo di capovolgersi: agitano concitate le zampe, si dondolano sul carapace; poi prendono a spingersi, toccarsi, fare leva l’una col corpo dell’altra. Fino a  riuscire, tutte, a rimettersi in carreggiata. Si intitola Solidarietaet […]

Balestrini con Gertrude Moser-Wagner e il console austriaco a Milano, Sigrid Berka

Dodici tartarughe, ironicamente di specie graeca, rivoltate sul proprio guscio all’interno di un bacile. La ripresa a camera fissa del loro disperato tentativo di capovolgersi: agitano concitate le zampe, si dondolano sul carapace; poi prendono a spingersi, toccarsi, fare leva l’una col corpo dell’altra. Fino a  riuscire, tutte, a rimettersi in carreggiata. Si intitola Solidarietaet il video presentato alla Fondazione Mudima di Milano da Gertrude Moser-Wagner, ma di solidale ha solo il risultato finale e non l’intenzione. Anzi: la salvezza del gruppo nasce da un’ansia di sopravvivenza ciecamente individuale, dall’istinto che porta gli animali a sfruttare la presenza dell’altro per mettersi al sicuro, insensibili a qualsiasi pretesa condivisione. Efficace la visione che introduce la serata conclusiva di un percorso partito da Vienna e passato da Graz, trovando a Milano l’ultima riflessione di un manipolo di artisti e performer austriaci: tema dell’indagine è il “Campo Visivo”, cono ottico che delimita una percezione della realtà raccontata attraverso il mattone di una parola che è elemento base della comunicazione. E dunque del fraintendimento.
Introduce la serata Nanni Balestrini, tocca poi all’azione di Doris Jauk-Hinz ed Eva Ursprug: con la complicità del pubblico scrivono in aria, usando bandierine da segnalazione, parole che vanno da vista a colletivo. Il linguaggio è quello della nautica, ignoto ai più: sconosciuto, soprattutto, agli stessi improvvisati performer, che si trovano megafono passivo di una voce che non possono comprendere.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.