Bologna Updates: la bellezza secondo Masbedo alla Pinacoteca Nazionale. Allestimento da teatro d’avanguardia per un duo a cui la sola video arte sta sempre più stretta; e che si affida, per l’occasione, ai testi di Walter Siti

In principio fu la verginea, decadente soavità della “sconosciuta della Senna”: cartolina di bellezza da inizio Novecento, certificata dal mito di un pietoso calco in gesso con cui eternare la grazia dello sventurato cadavere senza nome ripescato alle porte di Parigi. Poi venne il tempo dell’esibizione ostentata del corpo, dell’innocente e giocosa lascivia porno-soft che […]

Masbedo 7 - foto Mattia Morelli

In principio fu la verginea, decadente soavità della “sconosciuta della Senna”: cartolina di bellezza da inizio Novecento, certificata dal mito di un pietoso calco in gesso con cui eternare la grazia dello sventurato cadavere senza nome ripescato alle porte di Parigi. Poi venne il tempo dell’esibizione ostentata del corpo, dell’innocente e giocosa lascivia porno-soft che permea con la sua guaina di infantile lussuria l’età contemporanea. E arrivò, infine, il tempo della sintesi: riflessione nuova sull’evoluzione di un concetto che è comburente essenziale del fare arte. A tentare nuove definizioni sono i Masbedo, ormai avviati sulla felice strada a senso unico che spinge verso il sogno di un’arte finalmente totale, capace di dosare con chimica efficace la più ricca gamma di linguaggi possibili. La Pinacoteca Nazionale di Bologna diventa, per una notte, laboratorio dove accogliere la drama-performance Resusci-Anne #7: vero e proprio pezzo di teatro d’avanguardia, con cui i Masbedo si assumono il rischio di saltare dall’altra parte della barricata. Agendo e interagendo in prima persona in modo sempre più pressante, anche oltre il consueto filtro delle telecamere.
Un estenuante e disperato massaggio cardiaco, operato su un manichino per esercitazioni; un ragno meccanico che, dotato di telecamera, viene telecomandato lungo l’intera agorà teatro della performance. L’ormai consueta azione di demolizione aggressiva di immagini feticcio, cifra che appaga la più brutale, animale, istintiva e trascinante necessità creativa: il tutto ripreso e proiettato, dunque moltiplicato. In un vortice avvolgente, esaltato dai testi che Walter Siti, sfuggente e magnifico maestro della parola, ha creato per l’occasione.

Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Michele Alberti

    La performance più brutta che abbia mai visto, un aggiungere aggiungere aggiungere per coprire una sostanziale mancanza di idee.

  • Giorgia Stenni

    Non so cosa hai visto!! Una mostra e una performance da brivido

  • Michele Alberti

    Non mi riferivo alla mostra ma alla performance, che aveva tutta l’aria di una tesina di fine corso di uno studente di accademia, mi sono confrontato con altri compagni di sventura e ti assicuro che è stata una situazione imbarazzante.
    Se però tu fai parte dello staff, o sei coinvolto in qualche modo, ti capisco e non posso biasimanti per questa coraggiosa difesa d’ufficio.

  • Giorgia Stenni
  • Michele Alberti

    Non ho capito bene il tuo intento, dovrei fidarmi di ciò che scrive un giornale e non delle sensazioni che ho provato di persona guardando la performance? Hai mai sentito parlare di giornalismo compiacente?
    È poi, se bastasse leggere il giornale sarebbe inutile andare alla performance o alle mostre, non trovi?
    Personalmente non voglio convincere nessuno, ho solo riportato la sensazione di incredulità e di sconforto nel vedere due professionisti che scendevano così in basso verso la mediocrità e ti assicuro che non sono stato l’unico a pensarlo.

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