Abolizione del Porcellum? Sostegno alle imprese? Taglio dell’IMU? Macché: creare un nuovo museo a Roma. Tema inconsueto per aprire una campagna elettorale, ci pensa Francesco Rutelli

“Non un Louvre”. E se è per questo nemmeno un energico Hollande, una ordinata Parigi o una orgogliosa Francia. Ma in fin dei conti, tutto fa brodo: purché se ne parli, di cultura. E allora va bene anche un Francesco Rutelli, tuttora accreditato come leader di un’Alleanza per l’Italia che veste il lenzuolo del partito fantasma; […]

Francesco Rutelli

“Non un Louvre”. E se è per questo nemmeno un energico Hollande, una ordinata Parigi o una orgogliosa Francia. Ma in fin dei conti, tutto fa brodo: purché se ne parli, di cultura. E allora va bene anche un Francesco Rutelli, tuttora accreditato come leader di un’Alleanza per l’Italia che veste il lenzuolo del partito fantasma; va bene perché la sua discesa in campo alle imminenti politiche, presentata al Teatro La Cometa di Roma, si basa su un progetto che usa uno tra i termini tabù della politica. Cultura. In modo un po’ approssimativo, almeno al momento, al punto di essere indiziato della fugacità della meteora, non fosse altro che per la scelta della location dove portare in scena la nuova chiamata alle armi di sostenitori e fedelissimi.
“Non un Louvre”, specifica l’ex sindaco di Roma ed ex ministro dei beni culturali, ma “una via di ingresso a quattromila musei civici”: così lancia la sua proposta per un grande museo della cultura italiana, destinato a perpetrare in eterno quel sopito orgoglio nazionale straccamente rivitalizzato in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità. Uno spazio che concentri, a livello ideale, il concept che anima e sostiene le tante – grandi e piccole – raccolte civiche sparse sul territorio; collocando nella Capitale un punto nevralgico per la promozione delle identità locali. Ambizioso progetto di Museo delle Culture Italiane o pachidermico carrozzone non si capisce bene utile a chi?
Più che un progetto, almeno ad oggi, un “non progetto”: sogno o boutade che sia, l’uscita di Rutelli non si poggia su alcuna certezza; nemmeno su quella di una possibile collocazione, vagheggiata tra l’ex Pantanella al Circo Massimo (che però è già promessa ad un altro uso museale), gli immobili che il Ministero della Difesa occupa in via XX Settembre, oppure un poco credibile polo che metta in rete Palazzo Esposizioni, Quirinale e altri vicini edifici in mano al demanio. Tutto gioca perché l’affare resti nel libro dei sogni di Rutelli: ma tra spread, IMU e Porcellum ci limitiamo a registrare l’ingresso della parola “cultura” in un ring elettorale che si annuncia decisamente muscolare.
La proposta, per quanto eccentrica, ha bisogno ora di essere sostenuta. Da chi? L’anticipo della campagna elettorale porta significative e curiose analogie con il mercato di riparazione del campionato di calcio, che in queste ore entra nel vivo. Rutelli, ad oggi pressoché svincolato, non vuole rinunciare ad essere della partita. “Non è in questione il fatto che io sarò impegnato alle prossime politiche. Deciderò con chi nei prossimi giorni” dichiara dal palco de La Cometa; lasciando aperta (quasi) ogni porta quando si definisce “un democratico di centro, riformatore e ambientalista”. I cacciatori di teste – o meglio: di pacchetti di voti – sono avvertiti: sul mercato c’è ancora dell’usato sicuro.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.