Rottamato o rottamatore? Dopo l’addio di Damien Hirst la scuderia Gagosian perde un altro purosangue: Yayoi Kusama abbandona la regina delle gallerie. E pure Jeff Koons…

Delle due l’una. O gli scodinzolamenti del mercato e le flessioni degli affari impongono di trattare certi presunti intoccabili come autentici rami secchi, oppure sono questi ultimi – i “rami secchi” – a scappare a gambe levate da una pianta che non diffonde più linfa necessaria e sufficiente a garantire fioriture perenni. Arriva come un […]

Yayoi Kusama

Delle due l’una. O gli scodinzolamenti del mercato e le flessioni degli affari impongono di trattare certi presunti intoccabili come autentici rami secchi, oppure sono questi ultimi – i “rami secchi” – a scappare a gambe levate da una pianta che non diffonde più linfa necessaria e sufficiente a garantire fioriture perenni. Arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che, per il mercato a stelle e strisce, Yayoi Kusama cambia mentore: bye bye mr. Gagosian! Nell’anno che l’ha vista impegnata con potenti retrospettive alla Tate e al Whitney, l’eccentrica e coloratissima artista giapponese chiude un rapporto inaugurato con la personale newyorchese nel 2009. Imperscrutabili i motivi dell’addio, ancora ignoto il nome della galleria che tratterà – da subito – l’artista. Un abbandono che arriva a meno di una settimana da un altro divorzio, questa volta ben più clamoroso: dopo diciassette anni si interrompe in modo definito “consensuale” il matrimonio dello stesso Gagosian con Damien Hirst, solo un anno fa protagonista della stupefacente mostra che ha animato – in contemporanea – tutti i “punti vendita” sparsi da Gagosian in giro per il mondo. Anche in questo caso, al di là delle serenità di rito sparse da ambo le parti, restano nel mistero le motivazioni del grande passo: anche se l’inflazione che ha colpito le recenti quotazioni di Hirst, non più al top del mercato, lanciano ombre tossiche. Scaricato? Oppure transfugo? Chissà che magari non si riveli, un giorno, figliol prodigo.
Come promette di essere un altro big della scuderia Gagosian: quel Jeff Koons che, in mostra a Los Angeles con il caro Larry fino al prossimo febbraio, annuncia che a maggio sarà a New York con una personale da David Zwirner, per un salto della quaglia che non sembra poi così indolore. Porte girevoli in galleria, insomma. In fin dei conti si avvicina gennaio. Tempo di saldi. E di mercato di riparazione.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Tutto sommato trovo che Larry faccia un affare, ha sostenuto e venduto questi tre giganti per un sacco di tempo, i clienti a cui poteva venderli ormai li hanno, hanno prezzi altissimi a fronte di una produzione decisamente calante per quanto riguarda la qualità…per non parlare delleopere che comunque ha già in magazzino sicuramente migliori di qualsiasi lavoro possa arrivare.