Risulta anche a voi che la Calabria stia vivendo un rinascimento culturale? Nonostante tutto, con i dovuti distinguo, la risposta è sì. Il notaio Rocco Guglielmo, capo della fondazione omonima, ci dà la sua chiave di lettura

“Non è vero, come qualcuno dice, che di cultura non si mangia. L’arte contemporanea può essere anche un volano per lo sviluppo di un territorio come il nostro, che ha tanti altri problemi”. Territorio? Quello della Calabria: ovvero quello del notaio Rocco Guglielmo, che qui ha impiantato da qualche anno la fondazione per l’arte contemporanea […]

Il notaio Rocco Guglielmo

Non è vero, come qualcuno dice, che di cultura non si mangia. L’arte contemporanea può essere anche un volano per lo sviluppo di un territorio come il nostro, che ha tanti altri problemi”. Territorio? Quello della Calabria: ovvero quello del notaio Rocco Guglielmo, che qui ha impiantato da qualche anno la fondazione per l’arte contemporanea che porta il suo nome.
Una ricetta, la sua, che pare sempre più condivisa, in una regione che negli ultimi anni vanta un rapporto contesto-progetti nel contemporaneo ineguagliato sul suolo nazionale: basta pensare al Museo Marca, sempre a Catanzaro, al Parco di Scolacium, al Maca di Acri, alle tante iniziative di Palazzo Arnone a Cosenza e del soprintendente Fabio de Chirico (ne abbiamo spesso parlato come un esempio vurtuoso di funzionario illuminato). O ai progetti della Fondazione Horcynus Orca, fra Reggio Calabria e Messina.
Onore da rendere allo spirito di tanti individui, senza dubbio: ma anche all’approccio delle istituzioni, attentissime a supportare iniziative capaci di portare la regione al centro dell’attenzione nazionale e non solo. Di questo, che tanti già chiamano “Rinascimento calabrese”, o “Calabria Saudita”, abbiamo parlato con Guglielmo, in occasione della bella mostra Lo Sguardo Espanso, appena inaugurata: ecco il video…

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • castigat ridendo mores

    mah! chissà cosa ha in collezione! il solito rosario di illustri sconosciuti?

    • lucilla

      ti confermo il solito rosario!!!! all’autore della recensione, se vuole rimanere con uno sguardo a sud, consiglio di guardare a realtà molto + interessanti e di qualità!

  • Citiamo , per completezza della recensione, che da oltre 20 anni esistono altri Musei importanti che operano in Calabria ….. nello specifico il Museo di Rende , il MAON di Rende, il Museo del Presente di Rende, che stanno operando con rassegne a livello internazionale e convegni di risonanza nazionale. Sicuramente primi presìdi che operano intensamente sin da quando ancora non esistevano alcuni dei recenti citati, di istituzione molto posteriore.

  • APOLLONIA

    L’operazione in atto da parte di Rocco Guglielmo credo sia una iniezione di marketing positivo per la Calabria, mi auspico un punto di svolta, in particolare per la città di Catanzaro. Almeno che si parli di noi in positivo e che ci venga riconosciuta una identità culturale. Una domanda a Rocco: quali gli effetti prodotti, sino ad ora il suo impegno volto all’arte contemporanea? E se ne ha riscontrati, qual è il lato migliore e quello peggiore. Qual è il medium tra lui e l’incontro con l’artista? Se si lavora in sinergia, insieme possiamo cambiare le cose e migliorare la visione dell’arte calabrese, togliendola dal contesto provinciale in cui da anni è affossata.