Glamour a fin di bene: Brigitte Niedermair diffonde 2000 esemplari della sua Ultima Cena per raccogliere fondi a sostegno di campagne in favore delle donne

Luci affettate, modelle diafane, abitini minimal. Nei piatti, manco a dirlo, ben poca carne da mettere sotto i denti: era il 2005 e l’altoatesina Brigitte Niedermair reimpostava il Cenacolo vinciano virando un po’ tutto al femminile. Niente apostoli barbuti, ma ragazze dalla pelle candida come marmo, operazione finto-schock ma real-chic per trainare il marchio Girbaud: […]

La Last Supper secondo Brigitte Niedermair

Luci affettate, modelle diafane, abitini minimal. Nei piatti, manco a dirlo, ben poca carne da mettere sotto i denti: era il 2005 e l’altoatesina Brigitte Niedermair reimpostava il Cenacolo vinciano virando un po’ tutto al femminile. Niente apostoli barbuti, ma ragazze dalla pelle candida come marmo, operazione finto-schock ma real-chic per trainare il marchio Girbaud: missione compiuta, con il dovuto quarto d’ora warholiano di apparizione sui media conquistato alla comparsa delle polemiche per un’operazione che blasfema proprio non è, ma nemmeno troppo in linea con il catechismo di Santa Romana Chiesa.
Fedele ad un crescente impegno in favore di cause al femminile – recente una sua campagna pubblicitaria per sensibilizzare contro la violenza sulle donne – l’artista torna sul luogo del misfatto: pronte alla vendita duemila stampe autografe e numerate di The Last Supper, alla modica cifra di mille euro l’una; denaro destinato in toto ai progetti di Women in Museum, hub che favorisce – attraverso progetti culturali di respiro internazionale – azioni a sostegno di donne in difficoltà. In Sudan, Iran e diverse aree dell’Africa Centrale: programmi intensi e impegnativi, per una mai stucchevole o banale battaglia verso la più piena e matura emancipazione.
Prosegue, con questa campagna, la fortunata e controversa storia recente del capolavoro milanese di Leonardo da Vinci, sempre più oggetto di parodie incerte tra sacro (poco) e profano (molto). Le modelle della Niedermair avranno a loro tempo fatto scalpore, idem dicasi per la performance n° 65 di Vanessa Beecroft al PAC, con il pubblico ad osservare il pasto muto di una squadra di immigrati africani; ma la palma del più rivoluzionario esegeta leonardesco spetta senza dubbio ad Alfred Hrdlicka. Che per festeggiare i propri ottant’anni con una retrospettiva al Museo del Duomo di Vienna piazzava in mostra, nel 2008, un’Ultima Cena omosex, con tanto di orgia lasciva tra convitati non propriamente in odore di santità…

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.