Fabrizio Del Noce gongola: i gioielli Fabergé alla Reggia di Venaria staccano biglietti a raffica, mentre le mostre blockbuster arrancano clamorosamente…

E ora chi lo tiene più? Fabrizio Del Noce aveva battuto i pugni sul tavolo solo poche settimane fa, alla notizia che mentre la “sua” Reggia di Venaria Reale attende che il MiBAC le versi un importo – promesso – vicino ai sette milioni di euro, il Maxxi gestione Melandri incassa pronti via sei milioni […]

Successo per Fabergé alla Reggia di Venaria

E ora chi lo tiene più? Fabrizio Del Noce aveva battuto i pugni sul tavolo solo poche settimane fa, alla notizia che mentre la “sua” Reggia di Venaria Reale attende che il MiBAC le versi un importo – promesso – vicino ai sette milioni di euro, il Maxxi gestione Melandri incassa pronti via sei milioni di investimenti ministeriali. Così non va per il presidente del Consorzio che guida il quinto museo più visitato d’Italia; e che ora ha 119.734 motivi in più per reclamare il dovuto. Tanti sono, infatti, i biglietti staccati per la mostra dedicata agli ori di Carl Fabergé: non propriamente un blockbuster, ma capace di una media di 880 visitatori al giorno lungo tutti i quasi quattro mesi di un evento che ha chiuso i battenti nell’ultimo fine settimana. Numeri importanti, inattesi, imprevedibili. Chapeau. “Sono soddisfatto del successo della mostra, che ho fortemente voluto e che testimonia le potenzialità turistiche della Reggia”: così Del Noce in un sobrio virgolettato diffuso a mezzo Ansa; ma è chiaro che, nell’assalto all’arma bianca alle residuali risorse di uno Stato con le pezze ai pantaloni, numeri del genere possono costituire argomentazioni di un certo peso.
Un inverno strano, quello nel quale siamo da poco entrati: perché l’insperato successo di Venaria si scontra con i numeri certo non esaltanti di molte grandi mostre sparse sul territorio nazionale. Un dicembre da brivido, a detta di qualcuno a causa proprio del clima, che proprio non invoglia ad uscire di casa; certo però che i tremila accessi persi dal Picasso di Palazzo Reale nella prima settimana del mese, non sono un bel segnale per una mostra che a sette giorni dall’inaugurazione aveva già superato quota 30mila visitatori. Cala anche il Vermeer romano, e con lui il Degas di Torino, superato nella classifica delle mostre più viste del momento da un’altra sorpresa: le foto parigine di Doisneau a Palazzo delle Esposizioni tirano di brutto. Neve e gelo avranno certo influito, il prezzo non propriamente cheap dei biglietti pure; le città sono in fase di attivazione per le spese di Natale, e durante le feste il tempo libero invoglierà a passare qualche ora al museo. Però per andare alla Venaria Reale la gente freddo non ne aveva; e 12 euro e mezzo a biglietto per gli scatti di Doisneau li spende senza colpo ferire. Non è che, lo diciamo sommessamente, le grandi mostre dal rigore scientifico cominciano a stufare un po’?

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Si, le grandi mostre hanno abbondantemente stufato. Le persone vogliono essere stupite, sorprese e vivere un attimo di sospensione e di immersione nella creatività non pensata. Perché una persona dovrebbe andare a vedere il già visto e studiato che viene riproposto in salse diverse? Chi è abituato a frequentare musei lo fa in modo sistematico partendo dalle collezioni. Da qui vuole dopo avere un punto di vista che lo guidi verso la specificazione di una creatività che lo pungoli. Vuole dunque interagire. Quanti curatori possono dire di far interagire lo spettatore con il punto di vista esposto? Abbiamo mostre noiosissime, saccenti e costose. Meglio sfogliare un grande libro d’arte. E’ un’azione di una certa libertà. Anche se seduti in una poltrona. Bisognerà ripensare il concetto di mostrare.