Dornbracht. La ditta di rubinetteria che supporta i più grandi artisti del mondo. Carolyn Christov grande primadonna delle recenti Dornbracht Conversation a Berlino ai KunstWerke

Una ditta che fa rubinetteria per il bagno e la cucina. E fin qui siamo nella normalità. Siamo nella normalità specie in Italia dove società che si occupano di questo genere di design hanno, soprattutto nei distretti del nord, la loro terra d’elezione. Dornbracht però è un’eccellenza e un’eccezione. Un’eccezione perché, innanzitutto, non è italiana […]

Una ditta che fa rubinetteria per il bagno e la cucina. E fin qui siamo nella normalità. Siamo nella normalità specie in Italia dove società che si occupano di questo genere di design hanno, soprattutto nei distretti del nord, la loro terra d’elezione. Dornbracht però è un’eccellenza e un’eccezione. Un’eccezione perché, innanzitutto, non è italiana e fa parte di quel manipolo di ditte tedesche che si collocano nel top di gamma in vari settori del design (Poggen Pohl, Gaggenau sono nomi che dovrebbero dirvi qualcosa); un’eccellenza, poi, non solo per i suoi prodotti (al di là delle forniture domestiche non c’è hotel di lusso che possa permettersi di allestire bagni senza i rubinetti disegnati a Iserlohn, nell’hinterland di Dortmund), ma anche per una cosa che si chiama Cultural Project e rappresenta l’impegno dell’azienda.
Qualche nome? Anna Gaskell, Martin Boyce, Rudolf Stingel, Tobias Rehberger, Teresa Margolles, Rosemarie Trockel, Alessandro Mendini, Tomàs Saraceno, di cui Dornbracht lo scorso anno ha prodotto la grande mostra alla Hamburger Banhof di Berlino (ma consigliamo un tour nel sito dell’azienda per scoprire la vastità dell’impegno culturale di questa azienda). Sempre a Berlino, a metà dicembre del 2012, si è svolta la quarta puntata delle Dornbracht Conversation. Si tratta di brevi workshop a tema in occasione dei quali l’azienda invita filosofi, architetti, critici e storici a parlare di un argomento specifico molto generico con l’obbiettivo di scoprire gli sviluppi di alcune macro issues nei mondi del design, dell’arte e dell’architettura: “Classico e Moderno”, “Cosa unisce e cosa divide”, “Extra-Ordinario”. Quest’anno, con un panel composto da Carolyn Christov-Bakargiev, la storica Charlotte Klonk, la curatrice Susanne Pfeffer (ha “rischiato” anche di diventare direttrice del Madre essendo arrivata nella finale poi vinta da Andrea Viliani) e l’artista Jeremy Shaw, si è parlato di “Public Intimacy” e lo si è fatto ai KunstWerke di Berlino proprio a margine della mostra One On One che riunisce una serie di artisti (da Massimo Bartolini a Trisha Donnelly, da Anri Sala a Tobias Zielony, da Blinky Palermo allo stesso Jeremy Shaw) chiedendo loro di confrontarsi con dei piccoli moduli-casette all’interno delle quali allestire la propria opera. Il percorso così si dipana in una serie di tappe che obbligano lo spettatore ad attendere che le casette si liberino, ad entrarci da solo (lasciando sulla maniglia esterna una segnalazione di “casetta occupata”) ed a fruire così in maniera “intima” l’opera per poi fuoriuscire e ripartire così con una delle altre casette.
Susanne Pfeffer, introducendo la Conversation e parlando della mostra, si richiama ad una Biennale di Berlino di qualche anno fa, quella curata da Massimiliano Gioni e Maurizio Cattelan e dipanata lungo tutta la Aguststrasse di Mitte a Berlino: anche in quel caso il percorso espositivo obbligava all’ingresso in spazi intimi, addirittura in spazi privati come vere abitazioni di residenti affacciata sulla strada.

Carolyn Christov, in grandissima forma, ha parlato delle differenze tra “pubblico” e “intimo” nella “sua” Documenta. Ha ripercorso le scelte che hanno portato alla creazione, a margine della mostra, di un logbook, un diario di bordo dove sono state pubblicate lettere, scambi di e-mail e tutto il making of che ha portato alla mostra a Kassel. Ci si è addentrati anche in faccende terminologiche con l’obbiettivo di decrittare le eventuali differenze tra i concetti di ‘intimo’ e di ‘privato’ e poi si è dato ampio spazio al pubblico per un dibattito che, ancora una volta, ha visto protagonista assoluta Carolyn Christov. Ma al di là dei contenuti e del risultato finale di questi incontri, a sorprendere positivamente  è l’impegno lungimirante e lontano dalla logica dell’evento fine a se stesso.

www.dornbracht.com
www.kw-berlin.de

  • Carlo Mesia

    Supportare grandi artisti? che cosa inutile e finta.
    Artisti che costano sul mercato centinaia di migliaia di euro ed alcuni, anche milioni? La signora non fa cultura ,ingrossa la sua collezione e basta . Qual’è il suo contributo alla crescita collettiva? Nulla anzi dannosa!