Torino Updates: Artissima è bellissima, ma si è venduto oppure non si è venduto? Poco, non molto, così così… Insomma: “insomma”!

Il livello qualitativo di Artissima, quest’anno più che mai, non si discute. La fiera è bella, molto bella. Anche tra gli addetti ai lavori più critici non sono mancati i superlativi: bellissima, stupenda, strepitosa. Solo alcuni collezionisti più avvezzi ai palcoscenici internazionali notavano qualche sbavatura rispetto alle sorelle maggiori in Europa (“perché a Frieze ed […]

Il livello qualitativo di Artissima, quest’anno più che mai, non si discute. La fiera è bella, molto bella. Anche tra gli addetti ai lavori più critici non sono mancati i superlativi: bellissima, stupenda, strepitosa. Solo alcuni collezionisti più avvezzi ai palcoscenici internazionali notavano qualche sbavatura rispetto alle sorelle maggiori in Europa (“perché a Frieze ed a Fiac Massimo De Carlo fa degli stand spaziali e qui invece viene col freno a mano tirato?“), ma al di là di tutto il lavoro di Sarah Cosulich Canarutto è da promuovere dal punto di vista della qualità di opere e allestimenti, della capacità di mantenere alto il tono pur allargando le maglie della partecipazione, dell’intuito di puntare sui luoghi che hanno qualcosa da dire e che risultano in crescita (le tante gallerie polacche), della chiarezza e della godibilità del layout espositivo.
Detto questo come sono andate le vendite? Queste le risposte dei galleristi, di praticamente tutti i galleristi salvo eccezioni: “mah, benino”, “tutto sommato pensavo peggio”, “se mi chiedi se sono contento non ti posso direi di sì, ma comunque ad Artissima non è che si è mai venduto granché”, “non ci possiamo lamentare”, “insomma”. Ed è proprio il concetto dell’insomma che ricorre più frequentemente. Dunque: aspettative della vigilia bassissime e dunque non tanta delusione, ma vendite vivaci proprio no nella maniera più assoluta.
Un gallerista dà la chiave di lettura più tranchant: “se non risollevavano le cose gli enti pubblici, erano dolori”.
Ad ogni modo per Artissima l’annus horribilis 2012 è superato, e non è affatto cosa da poco nel contesto di un mercato dell’arte italiano bloccato e impaurito.

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  • Gius

    Questa fiera sulla carta era promettente con buone gallerie ma oltre al nome nelle fiere servono le opere, la qualità delle opere è medio-bassa niente a che vedere con Fiac, deludono anche le gallerie giovani con stand molto cauti. Spicca lo stand di Schleicher Lange di Parigi con il lavoro di Meris Angioletti.

  • alex

    alcuni galleristi italiani mi hanno detto:
    – con l’iva al 21% dove vuoi andare?ne me sto a NY. Sarò mica scemo?

  • Antonio

    La figura del mercante che si lamenta credo si trovi rappresentata anche nei geroglifici egizi: a sentire i commercianti, di ogni settore e di ogni Paese, è da almeno 5.000 anni che non vendono nulla.

  • hp

    Scusate, però è un bel pretesto quello dell’iva al 21%, il Gran Bretagna è quasi al 20, non c’è più (ma c’è mai stato?) spazio di mercato per 10 fiere in fila, una dietro l’altra. Artissima non ha mercato, e questo è un fatto. Altro fatto è che molti galleristi , soprattutto stranieri, con le plusvalenze davvero iperboliche ricavate con una sola e ben riuscita fiera, come Fiac quest’anno, “provano” a veder di portare a casa qualche nuovo collezionista, avventurandosi ad Artissima, ABC, Roma, Rotterdam, etc…ma quelli che potevano comprare hanno già comprato altrove, altre e più prestigiose fiere. I galleristi italiani che riscono ad espandere il mercato sono molto pochi, non riescono ad interagire con le istituzioni straniere. Mettiamoci anche il fatto che quando un museo italiano invita un artista italiano,cioè raramente, spesso non mette a disposizione buget per la mostra (salvo aver sempre i soldi per cataloghi e produzioni a Gabriel Curi, Altamer, Ian Kier ecc), e la frittata è fatta. Non c’è spazio di mercato, ecco perchè artissima non funziona. Se due piu due fa quattro penso anche Miart, sia un altro specchietto per le allodole, che per di piu arriva cronologicamente ultima…O le fiere riescono a creare un’attenzione e dunque un mercato, o non sono buone fiere, e bisognerebbe che quelle gallerie che hanno gia accesso ad Art Basel, Fiac, Frieze ecc, disertassero, sottolineando che il prestigio e la categoria di Torino è piu bassa rispetto a quelle appena elencate

    • Pietro Gucci

      Sono d’accordo. Il livello di Artissima è rasoterra, pur essendo la migliore fiera in Italia. Di ‘bellissimo’ proprio non c’è stato nulla, dallo spazio alle proposte delle gallerie che meno di così non potevano proporre. La Canarutto vive ancora di rendita con le bucce lasciate da Manacorda – su tutte il Back to the Future, sempre più striminzito e irreale – senza osare inventare una singola cosa per evidenti ristrettezze di budget o di immaginazione.
      Chi vuole comprare lo faccia a Basilea, c’è più scelta, grande qualità, niente IVA e si ha la sensazione di stare accanto all’arte vera.

      • carlopocciello

        sono d’accordo, purtroppo chi può dire quale sia il progetto a lungo termine per Artissima (e se ci sia), finchè questa viene usata giusto per ingrossare il CV di qualcuno che vediamo puntualmente andar via dopo un paio d’anni?
        Capisco che “squadra che vince non si cambia” e quindi si è lasciato tutto come stava, però visto il periodo si poteva pensare di stupire con qualche progetto nuovo per attirare l’attenzione.
        Io confido e spero che sia un problema di immaginazione (basterebbe un cambiamento al vertice) piuttosto che di budget: una fiera come Artissima deve essere ben sponsorizzata e tenuta da conto dagli enti locali per lavorare bene, giusto?

        • Pietro Gucci

          Apparentemente e misteriosamente solo Unicredit sembra continuare a crederci.
          Poi ci sono i fondi del magico CRT, altro carrozzone che elargisce danari.
          E Illy che offre il caffè. Una botte di ferro direi.

  • Franco

    La realtà disinteressata è la seguente: Presente non superficialmente per 4 giorni in fiera e non da gallerista. Le chiacchiere di parte stanno a ZERO. Ottima fiera, la migliore senza dubbio, italiana. Ottima qualità delle opere, discrete vendite e contatti, nonostante il periodo…Bene le vendite per le gallerie straniere.

  • pietro f

    è una bella situazione salottiera di elite! ma la vera arte sta altrove. e poi quanto sno tristi ste gallerie? tutti musoni. ma poi di quali vendite stiamo parlando? mi sono avvicinato ad una galleria di cui non ricordo il nome e ho chiesto il prezzo di un’opera. mi sono sentito rispondere che il pezzo era in vendita SOLO per le istituzioni. ma cosa significa? qualcuno me lo sa spiegare? e comunque nessuna istituzione se l’è comprato.