Torino Updates: 24 opere, 600mila euro di investimenti, mix internazionale e generazionale. Ecco le acquisizioni ad Artissima della Fondazione CRT

Un impeccabile (ed inattaccabile) mix fra artisti italiani e stranieri, così come fra gallerie italiane e di oltrefrontiera. Scelte del resto garantite da un comitato scientifico quanto mai ecumenico, che  ai direttori dei due musei torinesi, Danilo Eccher e Beatrice Merz, affianca big del calibro di Manuel Borja-Villel, Rudi Fuchs e Nicholas Serota. Su una […]

Avish Khebrehzadeh

Un impeccabile (ed inattaccabile) mix fra artisti italiani e stranieri, così come fra gallerie italiane e di oltrefrontiera. Scelte del resto garantite da un comitato scientifico quanto mai ecumenico, che  ai direttori dei due musei torinesi, Danilo Eccher e Beatrice Merz, affianca big del calibro di Manuel Borja-Villel, Rudi Fuchs e Nicholas Serota. Su una Artissima ancora in attesa di responsi attendibili sugli andamenti del mercato, possibili solo dopo il bagno di folla del weekend, piomba l’iniezione di fiducia – e di denaro contante – delle acquisizioni della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Oltre 600mila euro di valore commerciale, lo stesso livello – e questa è comunque una notizia – dello scorso anno, per l’acquisto di 24 opere che saranno in deposito permanente presso la GAM di Torino e il Castello di Rivoli.
Per la GAM le opere acquisite sono: Jim Lambie, Metal box (ocean colour scene), 2012, Galleria Franco Noero; Avish Khebrehzadeh, He ridiculed, He mocked, He transformed, 2012, Galleria Sprovieri; Marina Abramovic, The communicator, 2012, Galleria Lia Rumma; Sissi, La cena lievitata, 2012, Galleria Pantaleone; Francesco Barocco, serie di 4 opere Senza titolo, 2012, Galleria Norma Mangione.
Le opere acquisite per la Videoteca GAM sono: Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale n. 6 – Il mendicante elettronico, 1973, Galleria P420; Niamh O’ Malley, Quarry, 2011, Galleria Green on red; Driant Zeneli, Those who tried to put the rainbow back in the sky, 2012, Galleria Prometeo; Nira Pereg, Abraham Abraham, 2012, Galleria Braverman; Pauline Boudry e Renate Lorenz, Toxic, 2012, Galleria Ellen De Bruijne; Jacopo Miliani, Knowledge is good, 2012, Galleria Frutta.
Le opere acquisite infine per il Castello di Rivoli sono: Marinella Senatore, Rosas, 2011, Galleria Umberto Di Marino; Maria Jose Arjona, All the others in me, 2012, Galleria Voice; Meris Angioletti, Danza Macabra, 2012, Galleria Schleicher/Lange; Daniel Steegman, 16 mm, 2008-2011, Galleria Mendes Wood; Teresa Margolles, Trapanations (sounds of the morgue), 2003, Galleria Peter Kilchman; Mircea Cantor, Sic transit gloria mundi, 2011, Galleria Magazzino; Ibrahim Abumsmar, Cutting Edge, 2012, Galleria Athr; Giorgio Griffa, Canone aureo (finale 820), 2012, Galleria Casey Kaplan; Giorgio Griffa,  Canone aureo (finale 189), 2012, Galleria Casey Kaplan; Giorgio Griffa, Canone aureo (finale 436), 2012, Galleria Casey Kaplan.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • francesco

    ma che strana combinazione..la gam compra barocco dalla mangione! e continuate pure a prenderci per i fondelli.

  • luca demeri

    signori ma finiamola con sta vergogna. la commisione che compra le opere del marito della gallerista mangione. e magari il direttore del museo è guarda caso molto amico del padre della gallerista. ma vogliamo dire qualcosa oppure stiamo sempre a fare finta di niente?