The Otolith Group e The Radiant, dalla tragedia di Fukushima al culto dell’idolo radioattivo. Da Firenze foto e video del via a Lo schermo dell’arte

Giunge direttamente da dOCUMENTA(13), e viene presentato come un’accusa “alla necropolitica della radiazione”. The Radiant del collettivo The Otolith Group sviluppa in forma pseudo-documentaristica una questione esistenziale, estesa ben oltre i territori contaminati del distretto di Fukushima. In un flusso di sequenze eterogenee, intrecciate con cura metodica e mai eccessivamente straniante, possiamo confrontarci con materiale […]

Lo schermo dell'arte - Cinema Odeon Firenze (mercoledì 21 novembre) - Foto Valentina Grandini

Giunge direttamente da dOCUMENTA(13), e viene presentato come un’accusa “alla necropolitica della radiazione”. The Radiant del collettivo The Otolith Group sviluppa in forma pseudo-documentaristica una questione esistenziale, estesa ben oltre i territori contaminati del distretto di Fukushima. In un flusso di sequenze eterogenee, intrecciate con cura metodica e mai eccessivamente straniante, possiamo confrontarci con materiale di repertorio e riprese sul luogo, riflessioni filosofiche e fredde indagini tecnologiche, fino alle più semplici e disarmanti testimonianze di vita. Il tutto a dimostrare una mutazione in atto nell’essere umano, sempre più prono a un destino di distruzione autoindotto, vittima sacrificale di un’evoluzione vitale come un cancro.

La proiezione di mercoledì 21 novembre, nella splendida sala del Cinema Odeon di Firenze, ha ufficialmente aperto la quinta edizione dello Schermo dell’arte. E nella discussione che è immediatamente seguita, condotta dalla direttrice Silvia Lucchesi, non sono mancati pure gli attacchi polemici, segno della vitalità (anche critica) del Festival. Ma se, da un lato, il film forse manca di spessore documentaristico, certo non andrebbe osservato solo in questa prospettiva. E le conclusive inquadrature su una natura libera e (all’apparenza) incontaminata, andrebbero piuttosto lette come un monito, specie dopo che suoi trilli e cinguettii si sono confusi con il suono dei rilevatori di radioattività.

– Simone Rebora

www.schermodellarte.org


CONDIVIDI
Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.