Teschi di Swarovsky e ali di carte (da poker). Opere d’arte, come oggetti di lusso: Nicola Bolla, da Patrizia Pepe, allestisce un santuario di reliquei profane

Patrizia Pepe e l’arte, un amore che viene da lontano. Una mission culturale ad ampio spettro, che investe energie ed economie nel settore della moda, ma senza dimenticare il legame che la moda stessa ha, storicamente, con la dimensione del visivo e del concettuale. Essere fashion designer e affinare una sensibilità speciale per i linguaggi […]

Nicola Bolla

Patrizia Pepe e l’arte, un amore che viene da lontano. Una mission culturale ad ampio spettro, che investe energie ed economie nel settore della moda, ma senza dimenticare il legame che la moda stessa ha, storicamente, con la dimensione del visivo e del concettuale. Essere fashion designer e affinare una sensibilità speciale per i linguaggi creativi tour court. Un approccio che è da sempre nelle corde dell’azienda fiorentina, spesso impegnata nel sostegno di iniziative legate al contemporaneo: mostre, progetti, eventi, veicolati attraverso la sua rete di showroom.
Oggi, la sede di Via Gobetti, a Firenze, ospita una nuova installazione di Nicola Bolla, dal titolo Sanctuary. Un santuario, improprio luogo di culto, descritto da un’atmosfera a metà tra sacro, magico e profano.

Nicola Bolla

Ad abitarlo sono strane reliquie del presente, oggetti concepiti nel segno di una preziosità artigianale. Forme che, nello sfavillio di bianchissimi Swarovsky, o nella prosaicità di semplici carte da gioco, raccontano la retorica ornamentale di una vanitas tradotta in icona. Tre le installazioni: un paio di grandi ali, ricoperte di carte come fossero piume, incombono lievi, ad aspettare l’incantesimo del volo. Poi una fossa circolare, ai piedi della scala, colma di terra: spazio sacro ritagliato nel marmo, in cui risposano ossa e teschi, tempestati di cristalli. Infine un lavoro su carta, pigmenti trattati con perizia d’alchemista, lasciando affiorare tracce perdute.
Il lavoro di Bolla si colloca tra kitsch ed edonismo, tra meditazione e immediatezza sensibile: una riflessione, la sua, che insiste sul tema della precarietà e della mutevolezza. Quella dell’opera d’arte come anche dell’oggetto di lusso: così vicini al senso dell’eros, e dunque della morte, come anche del gioco.

– Helga Marsala

Nicola Bolla, “Sanctuary”
a cura di Ronaldo Fiesoli
opening: venerdì 30 Novembre 2012, ore 17.30
fino all’8 Febbraio 2013

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Gustavo Woltmann

    Opere d’arte come oggetti di lusso, ma anche oggetti quotidiani come opere d’arte. Grazie per l’ottimo post. Gustavo Woltmann