Spigolature dagli Stati Generali della Cultura. Una giornata a parlare del nulla o una camera di compensazione dove trovare spunti?

Organizzati dal Sole 24Ore a latere del Manifesto per la Cultura che il quotidiano salmone ha lanciato qualche mese fa e moderati dal direttore del quotidiano Napoletano al mattino e dal direttore dell’inserto Domenicale Massarenti al pomeriggio, si sono tenuti al Teatro Eliseo di Roma gli Stati Generali della Cultura. Nome velleitario per far solo […]

Stati Generali della Cultura, nel 2012 al Teatro Eliseo (Foto Omniroma)

Organizzati dal Sole 24Ore a latere del Manifesto per la Cultura che il quotidiano salmone ha lanciato qualche mese fa e moderati dal direttore del quotidiano Napoletano al mattino e dal direttore dell’inserto Domenicale Massarenti al pomeriggio, si sono tenuti al Teatro Eliseo di Roma gli Stati Generali della Cultura. Nome velleitario per far solo chiacchiere? In parte sì, come è fatalmente inevitabile. Ma il tentativo di andare a sintesi e tirar fuori qualche idea utile c’è stato oggettivamente. Qui un po’ di spunti nell’arco di tutta la giornata, per ordine di intervento.

Giuliano Amato: discorso molto formale, troppo ‘letto’ da parte del presidente della Treccani. Ma per il dottor sottile scattano grandi applausi quando fa un passaggio sui bus turistici che umiliano la città di Roma. “Neppure durante il Giubileo si arrivò a questi livelli, all’epoca si fece capire ai turisti che avevano in dotazione le gambe per vedere la città”. Ovazione. Alemanno, che ha calato le braghe di fronte alla piccola piccola lobby dei pulmanari, non era in sala purtroppo…

Lorenzo Ornaghi

Lorenzo Ornaghi: “dobbiamo guardarci in faccia: tutti stanno tagliando, pure la Francia”. Ma il ministro, che ha scarso rispetto da parte dell’auditorio e – ahinoi – scarsa autorevolezza in generale, viene continuamente interrotto. Non riesce a parlare.

Francesco Profumo

Francesco Profumo: neppure parte col suo discorso che il ministro dell’istruzione viene interrotto goffamente dalla platea sempre più incattivita. Interruzioni risibili, intendiamoci, da parte di disturbatori di professione che buttavano sul tappeto questioni da autobus, completamente fuori luogo, qualunquistiche. Robe tipo “date i soldi alle scuole private” (e giù applausi del pubblico, ma se non gli andava di sentir parlare i ministri, perché si sono seduti agli Stati Generali della Cultura?) o ancor peggio “io ho 22 anni, a chi mi dovrei rivolgere per lavorare”. Uhm…

Fabrizio Barca

Fabrizio Barca: perfetto, lucido, impeccabile. Poi, come vedremo, Pier Luigi Sacco in parte lo smentirà, ma lui dice cose non accomodanti: “non è un problema di soldi, è un problema dell’incapacità di fare progetti e della convenienza di molti a stare nella mediocrità”. Stupendo. Poi parla della coesione interministeriale: “impossibile fare progetti solo di un ministero, occorre renderli orizzontali”. Il suo intervento salva un po’ quello dei deludenti ministri della mattina e, come vedremo, del pomeriggio di lavori.

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano: ottantasette anni e non sentirli. Discorso maiuscolo. Istituzionale, ma caldo. Scoppiettante il passaggio sull’Articolo Nove della Costituzione. Lettura ‘in aula’ e lodi a chi l’ha scritto “per la semplicità e l’efficacia dell’italiano”. Lui, classe ’25, ci dice che occorre avere il “coraggio di innovare”, che bisogna disboscare la “foresta burocratica e normativa” (le norme, però, le controfirma la Presidenza della Repubblica) e, attenzione, che “non tutto nella cultura va difeso a priori, qualcosa magari va buttato giù e rifatto, modificato”. Si va a pranzo e si riprende alle 15.

Alessandro Laterza

Alessandro Laterza: il responsabile per la cultura di Confindustria ci racconta quel che già sappiamo. “Per le aziende non è conveniente sostenere la cultura. Si fanno solo sponsorizzazioni banali perché sono l’unica cosa deducibile. Il resto, no”.

Emmanuele Emanuele

Emmanuele Emanuele: inizia con una polemica fuori luogo sulle altre fondazioni bancarie e finisce con lunghi e inutili spot sull’attività della sua Fondazione Roma. Mah.

Pier Luigi Sacco

Pier Luigi Sacco: non è un caso se i lettori Artribune hanno indicato Pier Luigi Sacco come il loro preferito per il ruolo di ministro della cultura per il prossimo governo. Il suo è il miglior intervento in assoluto, con tante lunghezze sui successori. Parla di tutto, in sette minuti. La sciocchezza del patrimonio come “nostro petrolio” (qualcuno ancora lo ripete eh); la difficoltà per le imprese creative di avere credito dalle banche, la risposta a Fabrizio Barca “non è vero che non sappiamo fare i progetti, è vero semmai che i bandi sono scritti male perché nessuno di coloro che li preparano è all’altezza”. Da risate amare il passaggio sul Made in Italy: “ormai esportiamo solo roba di cattivo gusto, siamo fermi a quarant’anni fa perché non c’è stato trasferimenti di conoscenze. Si salva solo il food, ma design e moda stanno indietro di decenni e non sono più creativi quanto pensiamo”.

Roberto Grossi

Roberto Grossi: “Le nostre città si stanno svuotando di artisti, vanno tutti via. A Berlino succede il contrario” dice il presidente di Federculture. “Occorrono investimenti sulla creatività. La Cina ha creato 58 centri di accoglienza per giovani artisti. Prendono il dna del mondo e lo portano nel tessuto produttivo”. Poi Grossi ne dice una grossa (ci si scusi il bisticcio): “non si può finanziare la cultura con un’accisa sulla benzina perché il ragazzino che alla fine dell’anno ha speso 40 euro in più per il carburante del motorino poi non li usa per andare a teatro”. Cooosa??? Si riprende citando l’accountability, uno dei cavalli di battaglia di Artribune per tutto il 2012.

Gabriella Belli

Gabriella Belli: discorso molto (anti) politico all’inizio: “La politica deve star fuori dalla gestione dei musei. Deve ascoltare e aiutare. Ma la governance non puo’ essere collegata agli incarichi delle amministrazioni; un direttore non può cadere perché cade un sindaco”. E poi anche la Belli sull’accountability e, soprattutto, (anche Grossi in realtà) sulla necessità di pianificare. “Non si può lavorare anno per anno, non lo fa nessuno. Con i privati? Certo che bisogna collaborarci”. E’ stato un po’ leit motiv: chissà dov’erano i soloni che si indignavano per la creazione della Fondazione Brera.

Guido Guerzoni

Guido Guerzoni: il bocconiano centra un tema cruciale, quello degli spazi e delle tariffe. Tariffe soprattutto per quanto riguarda la connettività (scandalo tutto italiano) spazi perché è proprio grazie alla loro disponibilità (si veda ancora una volta Berlino, appunto) che si importa classe creativa.

Corrado Passera

Corrado Passera: chiudeva il Ministro dello Sviluppo Economico. Significativa la cosa e simbolicamente rilevante: la cultura è un’industria del paese, sembra voler dire il Sole 24Ore. Peccato che l’ex capo di Banca Intesa risulti poco appassionato al tema della cultura, improvvisa, dimostra di non sapere molto del tema. Deludente tanto come gli altri ministri escluso Fabrizio Barca.

  • Mi sembra che questo incontro sia risultato slegato dalla società reale; da quello che sta sucedendo in Italia in termini politici ed economici; alla maggior parte delle persone che ci circondano! Per questo sono anche giustificabili le proteste (anche quelle apparentemente fuoriluogo). Sarebbe bastato invitare il dott. S. Settis famoso per le sue posizioni contro la vendita dei beni culturali; o la sua assenza significa la disponiblità all’esatto opposto?
    Consiglio l’adesione a questa iniziativa che porprio partendo da quello che ci sta succedendo cerca di trovare soluzioni e progetti anche in ambito culturale: http://www.cambiaresipuo.net/promotori.html
    http://www.cambiaresipuo.net/

  • anna valeriani

    il “carrozzone” accampato attorno all’arte e alla cultura si stà ingigantendo…….. odore soave di dollari ?

  • Fabio

    Tutto questo entusiasmo per Napolitano non lo capisco. Si oppone alla apertura al pubblico del Quirinale, quando questo progetto potrebbe creare subito centinaia di posti di lavoro per gestire, prevedibilmente, gli almeno due milioni di visitatori annui che potrebbe generare. Nella relazione di bilancio del Quirinale si legge che, nei fatti, questa apertura al pubblico esiste gia’, visto che il Quirinale e’ visitato ogni anno da oltre 100.000 persone, numeri ben lontani da quelli che questo straordinario monumento potrebbe generare, divenendo la piu’ bella residenza statale d’Europa aperta al pubblico.